Reggio Emilia, un'altra rissa in piazzale Europa prima dell'accoltellamento
Dopo l'ultimo episodio di violenza una ragazza che frequenta spesso l'autostazione racconta: «Erano dieci e un pachistano ha spaccato la testa a un marocchino»
REGGIO EMILIA. La vita scorre tranquilla in piazzale Europa, in un misto di cinismo rassegnazione. E il sangue, quello versato domenica notte in zona stazione, si aggiunge silenzioso alla scia di degrado e violenze che sembra ormai senza fine.
Nessuno sembra stupirsi più di nulla e chi frequenta o lavora nei pressi della grossa autostazione è tristemente abituato a fatti del genere. Risse, spaccio, furti sulle auto e nei casi più gravi le coltellate. Questo è l'ambiente che circonda un capolinea nevralgico per la viabilità reggiana, vissuto ogni giorno da migliaia di persone che raggiungono la città dalla periferia o dalla provincia.
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E che pare essere completamente abbandonato a se stesso.
Così nemmeno l'ultimo accoltellamento fra stranieri, che ha portato in ospedale un ragazzo di 20 anni in fin di vita, sembra scuotere le coscienze.
Tutto è successo verso le 21 quando Mamadou Diallo è arrivato sanguinante al piazzale in sella alla sua bicicletta. Il giovane stava probabilmente scappando da una rissa, avvenuta secondo le prime testimonianze in via Turri o in viale Ramazzini, e ora lotta fra la vita e la morte.
E mentre i carabinieri indagano per cercare di ricostruire la vicenda, interrogando anche gli amidi del ventenne, in piazzale Europa la notizia è sulla bocca di tutti. Senza però che si sia generato nessun tipo di allarmismo. Nemmeno fra i più giovani.
«Ormai sono abituata a queste cose - racconta la giovanissima Nancy Venditti, uno sguardo disilluso in volto - io prendo l'autobus qui abbastanza spesso ed episodi del genere ne ho visti molti. Ad esempio sempre domenica, prima dell'accoltellamento, c'è stata una brutta rissa fra stranieri. Cinque marocchini hanno affrontato cinque pachistani».
Mentre parla è appoggiata a uno dei pali che sorreggono gli stalli degli autobus e non trapela nessun tipo di paura o emozione quando ci indica la zona dove si è svolto il fatto, davanti alla panchina della fermata numero 4:
«Erano messi proprio lì, all'inizio parlavano poi uno dei marocchini si è sfilato la cinghia dai pantaloni e ha cominciato a menare uno del gruppo avversario. A quel punto un pachistano ha preso uno dei grossi secchi di ferro della stazione e ha inseguito l'aggressore fin sotto la biglietteria, colpendolo in fronte e spaccandogli la testa. È uscito molto sangue, hanno urlato e poi sono fuggiti tutti. Non è arrivato nessuno, né polizia né militari».
Ma anche lei a volte è stata infastidita da alcuni dei balordi che quotidianamente frequentano la zona.
«Sì, mi hanno importunata a volte, sempre degli stranieri - conclude come se fosse normale - ci provano ma nulla di grave: le solite cose, basta allontanarli e se ne vanno».
Che il piazzale non sia sicuro sembra ormai essere risaputo e anche chi non ci passa molto spesso sa che ci sono territori dove, se non si vuole rischiare, è meglio non andare. «Io vengo ogni tanto il pomeriggio - spiega Martina Tincani, 19 anni -ma so che questo non è un posto tranquillo. Per esempio ci solo le ex Reggiane, che stanno qui davanti, dove è proibito entrare se non vuoi fare una brutta fine. C'è chi ci dorme solo ma c'é anche chi potrebbe farti violenza».
E proprio la violenza sembra essere l'unica legge ufficialmente riconosciuta nella zona. Come sa bene Beppe Caterini, titolare del bar dell'autostazione: «Da qui c'è una migrazione continua di stranieri che poi vanno verso via Turri, le risse sono la routine. Per non parlare della droga che gira. Qui è territorio incontrastato dello spaccio, soprattutto quando sono aperte le scuole ed è pieno di ragazzi che comprano. E le bici? Te le rubano sotto al naso e non puoi nemmeno dirgli nulla. Le forze dell'ordine non esistono, passano con la macchina tre volte a settimana e nemmeno scendono».
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