«Sono molto malata e sola spero di trovare un aiuto»
Lancia un appello la 45enne nei guai con il compagno per la marijuana coltivata «Mi muovo con il deambulatore, vorrei avvicinarmi a Reggio in una casa adatta»
«La vita è terribile, ti porta a fare delle scelte anche fuori dalla legge, ma non ce la facevo più perché sono malata di sclerosi multipla e ho dei dolori terribili che ti prendono la mente, non riposi mai. Grazie alla marjiuana avevo reso più accettabile la mia esistenza».
Parole sofferte, fra le lacrime, della 45enne che con il compagno è finita nei guai per il rilevante quantitativo di piante coltivate (119) e di “maria” già pronta (un chilo) trovati giovedì dalla polizia nell’abitazione del quartiere Gardenia.
Il gip Giovanni Ghini ha diviso la coppia: lui è agli arresti domiciliari nell’appartamento di Reggio, mentre la compagna è tornata nel domicilio toscano – ad Aulla (Massa Carrara) – perché ha il divieto di dimora nella nostra città.
Una situazione a dir poco complicata per la donna che si muove solo grazie ad un deambulatore. «Sono sola – prosegue l’insegnante che è in pensione a causa della delicata malattia – e non posso più contare sull’aiuto del mio compagno. E’ terribile: qui ad Aula mi ritrovo con le barriere architettoniche sin dalla scala d’ingresso al palazzo, ma anche per entrare in casa o per andare al piano di sopra in camera da letto. Gradini e scale che in queste condizioni sono insormontabili. Spero che qualcuno – lancia un disperato appello – mi aiuti a trovare, ad un affitto ragionevole, un’abitazione vicino a Reggio. Prima abitavamo in una casa tutta ad un piano e muoversi, per me, era decisamente meno complicato».
Vorrebbe urlare al mondo che l’essersi rifugiata nella marjiuana è stato per lei un passaggio obbligato: «Ho anche un altro serio problema di salute e certi farmaci ho dovuto abbandonarli. Ormai sono anni che convivo con il dolore. La marjiuana mi faceva star bene e curandomi con gli spinelli o le tisane ho toccato con mano i miglioramenti: riuscivo persino a camminare aiutandomi solo con il bastone. Il mio compagno ne usava meno, ma anche lui ha affrontato in quel modo i dolori alla gamba legati ad un incidente stradale».
Ora l’ex insegnante assume farmaci ad alto dosaggio per tamponare la situazione, ma non può essere la soluzione definitiva.
Si è rivolta ad una neurologa per questo, ma anche ad una psichiatra perché ansia e solitudine sono una brutta compagnia. A metà settembre avrà la visita – in Toscana – tanto agognata, per far partire le cure con farmaci a base di cannabis. Ma è una data ancora molto lontana per una persona che ad uno stato di salute così precario ha assommato ora pure i problemi giudiziari. Chiede aiuto, perché così non ce la fa ad andare avanti.
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