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L'ex avvocato Marco Bagni e i 49 prelievi sui conti slovacchi

di Elisa Pederzoli
L'ex avvocato Marco Bagni e i 49 prelievi sui conti slovacchi

Guastalla: il pm di Bergamo aveva chiesto la custodia in carcere per l’ex assessore indagato per riciclaggio

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GUASTALLA. Sono 49 le operazioni bancarie contestate all’ex avvocato, ed ex assessore del Comune di Guastalla, Marco Bagni, nell’ambito dell’operazione “Serial withdrawal, l’inchiesta delle Fiamme gialle di Sarnico (Brescia) che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati per il reato di riciclaggio il 57enne guastallese.

I prelievi sarebbero avvenuti tra il novembre del 2013 al febbraio del 2014. Somme ingenti. Botte fino a 240mila euro alla volta. Prelevate dai conti che la società Cometal, aveva aperti alla Tatra Banca, nella Repubblica Slovacca.

L’indagato, intervistato dalla Gazzetta ha respinto al mittente le accuse giustificando i prelievi come la commissione per alcuni clienti. Quello che invece gli investigatori guidati dal luogo tenente Stefano Slavazza ritengono è che Bagni, assieme a Pier Luigi Staffone di Sale Marasino (Brescia) - anche lui indagato nell’ambito della stessa inchiesta - avessero il ruolo di recarsi sovente nel paese dell’Est Europa per i prelievi di contanti. Operazione cruciale nel meccanismo di false fatturazioni che le Fiamme gialle ritengono di aver smascherato.

Si parla di qualcosa come oltre 13 milioni di euro prelevati attraverso questo sistema.

Andando a guardare l’ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari Ciro Iacomino, si scopre che la Cometal è una società che è stata costituita il 22 novembre del 2012, a Brescia. Soltanto un mese prima della Gmb Group Srl di Grumello del Monte (Bergamo), la società ritenuta chiave del meccanismo della frode fiscale. La Cometal risulta aver emesso nei confronti della Cmb Group 264 fatture nel 2013, per oltre 5.600.000 di euro, 70 nel 2014 per oltre 1.148.000 di euro.

Per chi indaga, si tratta di fatture per operazioni inesistenti.

Gli investigatori scrivono che nel maggio del 2013, sei mesi dopo la costituzione, la Cometal risultava avere sede a Bergamo, nello studio di Marcello Mollichella, commercialista residente ad Aversa (Caserta): anche lui è iscritto nel registro degli indagati, ed è lui il tenutario di fatto delle scritture contabili della Cmb Group.

Ma chi c’è dentro la Cometal? Per chi indaga il capitale sociale da 10mila euro - di cui versati soltanto 2.500 euro - risulterebbe suddiviso in tre parti. Per il 49% da Giovanni Franco Crespi (77enne di Clusone, Bergamo, indagato), per il 46% da Elisa Grisetti, 34enne di Guastalla e per il 5% da Bagni. La Grisetti non risulta indagata. Lo è però il marito, Daris Suffré, titolare di un’altra società menzionata nelle carte dell’inchiesta: la Stylmetal, con sede legale a Guastalla, nella residenza di Suffré, mentre il luogo di esercizio dell’attività sarebbe a Chiuduno (Bergamo). Una società costituita il 25 marzo del 2014, che inizia a fatturare alla Cmb Group il 1° aprile 2014, iniziando di fatto la sua attività - scrive il gip nelle carte dell’inchiesta - quattro giorni dopo l’ultima fattura emessa dalla Cometal nei confronti ancora della Cmb Group. Coincidenze? Non per il gip che scrive come quella circostanza appaia «sintomatica» del fatto che la Stylmetal avesse il compito di sostituire la precedente cartiera nell’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Tanto più che per gli investigatori, non esistevano né personale né beni strumentali per svolgere l’attività. Le fatture emesse da Cometal e Stylmetal sono state pagate dalla Cmb Group attraverso su conti correnti slovacchi. Attraverso rogatoria estera, gli investigatori hanno accertato che i conti sono stati svuotati mediante una «incessante» sequela di prelievi di denaro contante per 13.911.000 euro. Prelievi fatti dai legali rappresentanti, Crespi e Suffré, ma anche da Staffoni e Bagni, delegati a operare.

Il pubblico ministero di Bergamo aveva chiesto la custodia in carcere per cinque dei sette indagati, tra cui Suffré e Bagni. Il gip l’ha respinta. Così motiva: «Se nulla quaestio sul piano dei gravi indizi di colpevolezza, si fatica a ritenere l’attualità delle esigenze cautelari» .

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