La Cgil attacca Renzi «Incredibili le sue parole»
Il segretario regionale Mattioli non digerisce l’accostamento referendum-poveri «Vincolare l’esito della consultazione e quei 500 milioni di euro è assurdo»
REGGIO EMILIA. La Cgil dell’Emilia-Romagna, all’indomani del tour nelle feste Pd nella nostra regione di Matteo Renzi, prende posizione e insorge, con una nota a firma del segretario regionale Antonio Mattioli, contro la dichiarazione del premier nella quale ha affermato anche dal palco di Villalunga (e lo aveva già detto anche in precedenza a Bosco Albergati) che in caso di approvazione del referendum costituzionale i risparmi ottenuti – stimati in 500 milioni – saranno destinati al sostegno dei cittadini più poveri.
Un ragionamento e un collegamento che se la platea della festa regionale del Pd in corso al Parco Secchia di Villalunga ha accolto con un applauso, non hanno invece convinto la Cgil. Anzi proprio l’aver legato insieme le due questioni ha irritato il segretario regionale della Cgil Mattioli per il quale «le parole pronunciate dal presidente del Consiglio hanno dell’incredibile. Fare intendere di vincolare l’approvazione del referendum costituzionale a 500 milioni per i poveri, quando viene confermato lo sgravio dell’Ires sugli utili di impresa dal primo gennaio 2017 del valore di due miliardi di euro. È una strana idea di redistribuzione di sinistra per creare lavoro».
Poi (con un passato da delegato della Fiom) rincara la dose criticando le scelte compiute dal governo in materia di lavoro e sgravi fiscali. Sgravi che, a detta del segretario regionale della Cgil, sono finiti solo alle imprese o quasi, mentre non ci sono risorse per i pensionati e per i disoccupati. «Sono state decine di miliardi – sostiene Mattioli – gli sgravi lineari alle imprese a prescindere e poi non ci sono soldi per far andare in pensione i lavoratori sfiniti o chi perde il lavoro e non lo troverà più. Per questo è ancora più incredibile il far intendere di vincolare referendum e i 500 milioni per i poveri».
E la riprova che il dialogo tra Renzi e la Cgil e la Fiom continua a restare difficile e che al tempo stesso tale scontro sia però vissuto male all’interno di buona parte del Pd, è stato il gelo con cui la platea, peraltro ben disposta ad ascoltare il segretario-premier, ha accolto la battuta che Renzi ha riservato alla Fiom, guidata dal reggiano Maurizio Landini, quando ha affrontato il tema del Job’s Act. «La Fiom aveva minacciato di occupare le fabbriche e invece ha occupato solo gli studi televisivi», ha chiosato sbrigativo Renzi.
Parole a cui è seguito, unico in tutta la serata, un imbarazzato momento di silenzio da parte della platea che invece ha accompagnato molti altri passaggi dell’intervista di Enrico Montana con lunghi applausi.
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