Gazzetta di Reggio

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«Noi reggiani di via Turri circondati dal degrado»

di Luciano Salsi
«Noi reggiani di via Turri circondati dal degrado»

I residenti “autoctoni” della zona stazione si sentono isolati e abbandonatie. Una di loro, Paola Iotti, denuncia: «Tutte le sere ci sono risse e liti fra spacciatori»

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REGGIO EMILIA. Non è più così facile per un reggiano essere buono, mentalmente aperto e accogliente abitando in via Turri. I pochi che non sono riusciti ad andarsene, perlopiù pensionati, manifestano estraneità e una crescente insofferenza verso la massa straripante degli stranieri. I sentimenti dominanti sono quelli che Paola Iotti, 71enne residente al numero 15 di questa strada, non teme di esternare: «Noi reggiani siamo esasperati. Viviamo malissimo. Il degrado è ormai intollerabile. Tutti i giorni finiamo sul giornale per i disordini e le risse. Non se ne può più. Se osiamo protestare subiamo risposte minacciose. L’altra notte un capannello di gente sotto le mie finestre rumoreggiava impedendomi di dormire. Mi sono affacciata chiedendo di fare silenzio. Mi hanno risposto: Va’ dentro, vaff.... Mi sento completamente isolata. Abito in questa zona dal 1970. Sono affezionata al quartiere, ma non mi ci riconosco più. Guardo fuori dalla finestra e vedo passare soltanto stranieri. Sono a Reggio o in Africa?».

Paola Iotti aveva aperto un negozio di parrucchiera proprio in via Turri, dove vive con il marito suo coetaneo, pensionato delle Poste, mentre il figlio e il nipote abitano in altre zone della città: «Allora questo quartiere era tutta una famiglia. Ci conoscevamo e ci frequentavamo. Vi abitavano le mie clienti. Ora sento parlare lingue sconosciute. Siamo una comunità senza volto e senza nome. Finchè il bar della piazzetta era gestito da italiani ogni tanto vi andavamo. Ora tutte le sere vi sono risse e liti fra spacciatori. La situazione peggiora continuamente. Il Comune organizza feste, ma solo per gli stranieri, con i loro tamburi. Noi rimaniamo ritirati. Tutto il giorno si vedono in strada giovani che non fanno nulla. Di cosa vivono?».

Ai reggiani di via Turri pesa l'atteggiamento dei politici, che a loro parere hanno sottovalutato il problema, senza intervenire quando non era così grave: «Più di dieci anni fa continua la Iotti - ne parlai al Centro di ascolto a un incontro con l'assessore Angelo Malagoli. Dissi che arrivavano sempre più stranieri e noi italiani non contavamo più niente. Lui mi rispose che raccontavo delle balle. Sono cresciuta in una famiglia comunista, ho sempre votato a sinistra e poi per il Pd. In futuro non so se andrò ancora a votare. Non ho più fiducia in nessuno. Ormai noi italiani non siamo considerati nulla».

Intanto la vita nel suo condominio è sempre più difficile: "Nella mia scala è relativamente tollerabile ma al numero 17 la sporcizia e l'incuria sono impressionanti. Si vedono cicche e sacchetti nel cortile. C'è chi ha comperato per pochi soldi due appartamenti e li dà in affitto riempiendoli in modo inverosimile. C’erano anche delle prostitute cinesi, poi allontanate». La sua, peraltro, non è una delle situazioni peggiori. Il condominio in cui risiede non è di quelli fabbricati negli anni Settanta da Degola e Ferretti, dove il mancato pagamento delle spese condominiali ha provocato il taglio del teleriscaldamento. La sua è una casa degli anni Sessanta con le caldaie singole. La bolletta dell'acqua, però, è comune. «Molti - denuncia - non pagano la propria quota, soprattutto quelli del numero 17. Così ci ritroviamo con un debito di 30mila euro verso Iren. Ogni mese versiamo quasi 500 euro all'amministratrice del condominio, perchè noi reggiani dobbiamo sborsare anche per gli stranieri che non pagano, anche se li vedo salire su dei macchinoni. Alla mattina, appena mi alzo, vado con ansia ad aprire il rubinetto per controllare che l'acqua non sia stata razionata».

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