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«Accompagno mia figlia qui è troppo pericoloso»

«Accompagno mia figlia qui è troppo pericoloso»

L’autista 55enne ritiene molto rischioso il sottopassaggio di piazzale Europa «Ci vorrebbero più controlli, servirebbero a tenere lontane tante brutte facce»

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REGGIO EMILIA. Colpisce questa storia di padre e figlia, perché la dice lunga sui brividi che corrono lungo la schiena di chi ha a che fare con l’area di piazzale Europa dove domenica sera due biciclette che si scontrano è addirittura l’anteffato per armare con un coltello la mano di un clandestino nordafricano.

Incontriamo l’autista Tiziano Borghi, 55 anni, con la figlia Sara percorrendo proprio il sottopassaggio in cui cinque sere fa è partito il diverbio fra “ciclisti”, finito poi nel sangue all’uscita del tunnel. Sono insieme i due, ma non per caso. Lui è in bicicletta, lei a piedi. Attorno a noi, sui muri, le graffianti opere dei writers, un vecchio ombrello abbandonato da chissà quanto e i segni della maleducazione (lattine, bottiglie e tacciamo del resto).

«Accompagno mia figlia che abita con me in via Ospizio – dice subito l’autista davanti al taccuino – perché non mi fido a lasciarla da sola in questa zona, specie nel sottopassaggio che ritengo pericoloso. Ci sono troppe facce che non mi piacciono e se sto attento io che ci passo spesso, figuriamoci cosa posso pensare sui rischi che può correre mia figlia. Specialmente di sera, passare di qua non è proprio tranquillizzante, anzi...». Tante le cose che non piacciono al genitore di Sara, dalla sporcizia che attornia il sottopassaggio, al via vai per lo più di stranieri dai comportamenti sospetti. «Di recente ho avvertito i carabinieri – prosegue – perché ho visto dei giovani che stavano forzando le catene con cui erano bloccate delle biciclette. Ma Reggio è purtroppo molto cambiata – rimarca – e lo posso dire perché da piccolo abitavo in via Turri ed era tutta un’altra cosa: dal paradiso di allora all’inferno di adesso. Il Comune ha decisamente dormito su quella zona e sui problemi che pian piano sono sorti». Prima di continuare nel suo tragitto con la figlia – che ha sempre annuito, perché chissà quante volte ne hanno discusso di queste cose – l’autista vuole fare una sorta di appello: «Vorrei che ci fossero più controlli, ci sentiremmo tutti più sicuri e probabilmente da qui tanti personaggi strani girerebbero al largo».Timori che domenica sera si sono tinti con il rosso del sangue, spaventando non poco chi in quel momento si è trovato di fronte un giovane ferito al cuore, che chiedeva disperatamente aiuto. Paure che si toccano con mano anche a cinque giorni di distanza. «Ma prima o poi risuccederà, siamo rassegnati!» ci grida un reggiano che ha una fretta indiavolata in bicicletta ma vuole dire ugualmente la sua...(t.s.)

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