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Droga, risse e l’espulsione ignorata

Droga, risse e l’espulsione ignorata

Il ritratto: il 33enne fu accusato di vendere eroina in carcere, ma venne assolto

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REGGIO EMILIA. Un tipo violento, temuto anche nel suo ambiente borderline, spesso sconfinante nell’illegalità. E’ il “ritratto” fatto dai carabinieri del clandestino tunisino 33enne Walid Cherif.

Ha numerosi precedenti penali per spaccio di droga e risse. Dopo l'arresto per spaccio avvenuto lo scorso aprile, era stato sottoposto dal tribunale al divieto di dimora a Reggio.

Su di lui pende inoltre un provvedimento di espulsione emesso dalla questura. Misure di cui il nordafricano si è fatto beffe, come dimostra l’atto violento che avrebbe commesso domenica sera in città.

Ma c’è anche un’altra storia controversa che lo riguarda. Viene accusato nel 2013 di essere uno spacciatore talmente spregiudicato da non esitare a piazzare dosi di eroina addirittura in carcere. Tutto si rifà al periodo natalizio di sei anni fa. Nel carcere della Pulce il nordafricano avrebbe "avvicinato" diversi detenuti, con l'obiettivo di vender loro dell'eroina, in cambio di 60 euro di spesa all'interno della casa circondariale. Ma queste "offerte" sono state poi "spifferate" alle guardie carcerarie ed è subito partita un'inchiesta interna, poi sfociata in accuse ben precise da parte del pm Isabella Chiesi (curiosamente lo stesso magistrato che ora l’accusa del tentato omicidio). Ma nel processo le prove contro di lui si sono poi "liquefatte". I suoi due accusatori sono infatti rimasti tali solo sulla carta: uno nega in aula, l’altro fa perdere le proprie tracce una volta che è uscito dal carcere. Il pm Chiesi ha chiesto, allora, che venissero acquisite le parole del nordafricano messe in un verbale durante le indagini. Ma l'avvocato difensore Federico Bertani si è opposto a questa acquisizione, facendo riferimento alla normativa che prevede come in fase di indagini venga fissata, tramite un incidente probatorio, la testimonianza nel caso sia prevedibile che la persona possa non essere poi rintracciabile. Tesi difensiva che ha fatto breccia nel convincimento della Corte. (t.s.)

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