«L’agguato di via Fani va ricostruito»
Nuova inchiesta sul caso Moro: parla l’avvocato Biscotti che tutela le famiglie dei 5 uomini della scorta morti nell’assalto
REGGIO EMILIA. «L’agguato di via Fani va ridisegnato relativamente alla dinamica». Lo dice, senza tanti giri di parole, l’avvocato Valter Biscotti che assiste legalmente le famiglie dei cinque uomini della scorta morti oltre trentotto anni fa nel sanguinario blitz delle Brigate rosse.
Il legale spinge da tempo per una nuova inchiesta, sostenendo che i brigatisti coinvolti in quel rapimento – che 55 giorni dopo sfociò anche nella morte del leader democristiano Aldo Moro – non hanno detto tutto quello che sanno.
Ed ora attende con fiducia l’evolversi di questi nuovi accertamenti che fanno capo alla Procura generale della Corte d'appello di Roma e che vede indagati sette esponenti delle Brigate rosse, fra cui il reggiano 61enne Franco Bonisoli, già condannato all'ergastolo nel 1983 (ma ora è fuori dal carcere) come uno dei membri del commando di brigatisti macchiatosi della strage di via Fani. Con il brigatista di Reggio sono finiti sotto inchiesta figure molto note nei cupi anni di piombo: Mario Moretti, Barbara Balzerani, Valerio Morucci, Adriana Faranda, Raffaele Fiore e Raimondo Etro. Sette indagati per un'inchiesta ancora avvolta nel "giallo" perché si fa riferimento nelle richieste di interrogatorio solo ad un reato "commesso nell'ambito della strage di via Fani e del rapimento e dell'omicidio dell'onorevole Aldo Moro". Deposizioni in gran parte non ottenute, trincerandosi dietro alla facoltà di non rispondere. Da quanto "filtra" gli inquirenti romani starebbero indagando su una macchina misteriosa piombata quel tragico giorno in via Fani e contro cui sarebbero stati esplosi dei colpi, il che avrebbe costretto l'auto ad allontanarsi. Del resto è ancora tutta da chiarire anche la presenza in via Fani di una moto Honda blu con a bordo due persone: da quel mezzo si sparò (perdendo poi un caricatore) contro un ingegnere casualmente sulla scena dell'agguato e che riuscì a schivare la scarica di quel piccolo mitra. Per l’avvocato Biscotti «esistono possibili profili di responsabilità e coinvolgimento di soggetti finora estranei ai processi». Si chiede, quindi, di indagare su fatti nuovi, facendo anche riferimento a quanto emerge dal libro “Morte di un Presidente” del giornalista Paolo Cucchiarelli. In tal senso anche il lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro sembra “remare” in questa direzione, con il rilancio dell’ipotesi investigativa sui rapporti fra brigatisti e la ’ndrangheta. Un primo passo sarebbe l’aver provato la presenza in via Fani – tramite una vecchia foto – del boss di San Luca Antonio Nirta. E lo stesso accertamento la Commissione lo sta facendo per il killer Antonio De Vuono (uscì quel giorno da una Renault?), per capire se partecipò all’agguato. C’è chi sostiene che in venti parteciparono all’assalto, ma non tutti erano brigatisti...
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
