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Reggio Emilia, sangue e botte fra profughi in zona Mirabello

di Leonardo Grilli
Reggio Emilia, sangue e botte fra profughi in zona Mirabello

Violenta rissa in via Zanti in un appartamento della Dimora d’Abramo, i vicini: «Hanno tentato di gettarlo dal balcone, il ferito urlava “Allah, Allah!”»

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REGGIO EMILIA. Urla, faccia sanguinante, botte, decine di persone in strada confuse e soprattutto tanta paura. Una scena da far west quella accaduta alle 19 in via Zanti 4, tranquillo quartiere dietro lo stadio Mirabello.

Che è stato teatro di una rissa fra stranieri, l’ultima di una lunga e triste serie qui a Reggio Emilia. Nel fatto specifico profughi, ospitati dalla Dimora d’Abramo, che nella grossa palazzina gestisce un appartamento abitato da otto richiedenti asilo.

Tutto parte verso l’ora di cena quando dal locale cominciano ad alzarsi delle grida. Che si fanno sempre più forti, insistono per venti minuti e metteno in allarme tutti i residenti che, nel frattempo, si affacciano dai balconi per cercare di capire da dove provengano gli schiamazzi. Finché non si capisce che è in corso una rissa e, all’improvviso, si vede scappare su un terrazzo al quarto piano un africano, volto tumefatto e vestiti inzuppati di sangue.

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Subito dopo di lui escono altre tre persone che, invece di aiutarlo, provano a spingerlo giù dal palazzo tanto che l’uomo si ritrova appeso alla grata in ferro, con il rischio di cadere da un momento all’altro da una decina di metri.

“Allah, Allah!” urla mentre si aggrappa, fino a che da due piani più in basso dei vicini strillano di lasciarlo, che hanno appena chiamato la polizia e che tanto sono tutti schedati, non ha senso scappare. Questa frase probabilmente salva la vita al profugo perché, forse spaventati, i tre lo tirano dentro casa. A raccontare la scena, visibilmente irritati, sono proprio quelli che hanno telefonato alle forze dell’ordine. «È stata una scena surreale – spiega Alessandro Benoldi, che nel grosso condominio ci abita con sua moglie Anna e i suoi due figli – urlavano da venti minuti frasi tipo “Non è possibile, quando bevi fai sempre così!”. Ci hanno allertato tutti tanto che sono uscito nel balcone del bagno, quello che dà nel cortile interno del palazzo, e l’ho visto: uno di loro che per metà stava già nel vuoto. Così ho chiamato la polizia».

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Ma la scena non è finita lì: «Dopo poco sono usciti tutti in strada. Prima il ferito sanguinante che si è diretto verso l’incrocio con via Matteotti. Poi gli altri e infine un ragazzino con un sacco di plastica pieno di vestiti sporchi di sangue che ha gettato in un cassonetto».

Sacchetto che grazie alle segnalazioni delle decine di persone che stavano in strada, scese incredule per quanto successo, è stato recuperato dalla polizia e dai carabinieri accorsi sul posto. E che ora stanno in contatto con la Dimora d’Abramo per avere i nominativi di chi abita in quel palazzo.

«Questa politica di accoglienza a spese dei cittadini – conclude Benoldi – è sbagliata. Questo quartiere è tranquillo, ci sono le botteghe reggiane, c’è lo stadio Mirabello, e in questo modo lo stanno distruggendo. Ora la gente ha paura, ci sono anziani che la sera non escono più, siamo abbandonati».

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