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Sassi dopo la rissa in via Zanti: «Interverremo sui profughi»

di Leonardo Grilli
Sassi dopo la rissa in via Zanti: «Interverremo sui profughi»

Il vicesindaco di Reggio Emilia dopo l’ultimo fatto di violenza: «I richiedenti asilo non generano insicurezza ma il Governo deve cambiare il sistema di accoglienza»

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REGGIO EMILIA. Profughi. Parola che negli ultimi giorni è di nuovo salita alla ribalta delle cronache non per l’emergenza immigrazione, che pure c’è e non accenna a scemare, quanto per gravi e preoccupanti episodi di cronaca. È un profugo infatti quello che una settimana fa è stato accoltellato in zona stazione, rischiando di perdere la vita.

E sono sempre dei profughi quelli che venerdì scorso hanno dato vita a una violenta rissa in via Zanti, all’interno di un appartamento gestito dalla Dimora d’Abramo, tentando di buttare dal balcone del quarto piano uno di loro.

Dei richiedenti asilo, accolti nel nostro territorio e in attesa di ottenere o meno il permesso di asilo. Questa triste coincidenza di status ha quindi riacceso il dibattito sulle procedure con cui viene gestita l’accoglienza nel Reggiano e sulla sicurezza legata alla presenza degli ormai oltre mille migranti. «Non possono piazzare queste persone in condomini privati senza nessun controllo, senza avvertire o tranquillizzare i residenti, si tratta di accoglienza pubblica a spese della cittadinanza». Questo è il commento più frequente fra chi abita in via Zanti e venerdì ha dovuto affrontare e subire la rissa fra profughi.

Gli animi dunque sono sempre più tesi fra i reggiani e lo spirito di solidarietà che caratterizza questa città ora rischia di lasciare spazio a una comprensibile e fisiologica paura.

E proprio per evitare questa trasformazione è intervenuto sulla problematica Matteo Sassi, vicesindaco e assessore al Welfare del Comune di Reggio Emilia. Che difende la struttura dell’accoglienza locale ma non si tira indietro dinanzi alle criticità. «Nel caso di via Zanti bisogna intervenire prontamente – spiega Sassi – ci lavoreremo già da domani e se servirà sposteremo alcuni di quei profughi in altre residenze e rimoduleremo le presenze in quell’appartamento. Siamo inoltre disponibili a un incontro con i condomini già da questa settimana e parlerò con la Dimora d’Abramo. È bene che si affrontino subito queste vicende per risolvere il problema ed evitare generalizzazioni e speculazioni».

Generalizzazioni come, secondo l’assessore, quella che accomuna la criminalità e il degrado alla presenza dei mille richiedenti asilo: «Da due anni e mezzo, da quando è partita questa modalità di accoglienza con Mare Nostrum, quello di via Zanti è il primo episodio di violenza a Reggio Emilia che riguarda persone con lo status di profughi. E nel caso di piazzale Europa il ragazzo accoltellato è la vittima, si era messo in mezzo per sedare una rissa».

Se quindi secondo l’assessore non esiste un vero e proprio allarme sicurezza legato ai profughi, questo non significa che il sistema di accoglienza così come è concepito vada bene alle amministrazioni locali.

«Il piano pensato due anni e mezzo fa non è stato fatto dagli enti locali ma dal Governo e dall’Europa. E ora i territori, i sindaci, le giunte si trovano a dover gestire queste situazioni di criticità non essendo nelle condizioni di poter lavorare al meglio. La linea di comando per la gestione taglia fuori i Comuni e le Regioni. Ed è stata una scelta del Governo, si poteva decidere diversamente».

Perché le cose possano essere gestite al meglio dalle amministrazioni, riuscendo a soddisfare le esigenze dei reggiani, sarebbero quindi necessari interventi da parte dello Stato.

«La prima cosa è attuare un coinvolgimento diretto degli enti locali, il ministero non può pensare di gestire tutto solo con le prefetture. Poi si deve velocizzare il lavoro delle commissioni territoriali per il pronunciamento delle richieste di asilo, non possono impiegarci 18/24 mesi, vanno gestite in 3/6 mesi al massimo. Anche perché il 90% delle richieste viene rigettato e nel frattempo tieni queste persone in un limbo con costi per lo Stato. Il Governo deve aprire a livello nazionale ed europeo una riflessione, che non sia solo uno smistamento dei pacchi».

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