«La lettera di Fatiha è una “chiamata”»
Castelnovo Monti: Khalil Belhamra risponde alla moglie dell’imam (che definisce “presunto”) espulso dall’Italia
CASTELNOVO MONTI. È una voce importante, perché proviene dall’interno della comunità islamica dell’Appennino reggiano. Khalil Belhamra è voluto intervenire sull’espulsione dell’imam Mohamed Madad, che per anni ha predicato tra Gatta e Castelnovo Monti, ma che anche a Casina per qualche tempo è stato coinvolto nel progetto di una scuola di arabo.
Khalil, nato in Marocco, da molti anni cittadini italiano, è tra l’altro il papà di Aurora Belhamra, la ragazza che nel 2014 era stata picchiata da alcune coetanee marocchine a Castelnovo Monti, perché i suoi atteggiamenti erano ritenuti “troppo occidentali”.
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Ha deciso di intervenire, Khalil, a seguito della lettera pubblica della moglie di Madad, Fatiha, e della figlia Jihad.
«Ho letto, signora Fatiha, la sua lettera e la sua richiesta – spiega Khalil – in cui cita una frase del Corano: “Non nascondete vera testimonianza”. Questa è una vera e propria “chiamata” a tutti i musulmani, non ci si può sottrarre: quindi questa è la mia risposta. Conosco il presunto imam, presunto perché autoproclamatosi in un ruolo tanto delicato ed importante, perché in una zona così circoscritta ci si conosce più o meno tutti. Ma non ho mai voluto approfondire la conoscenza di Madad, perché io e lui abbiamo sempre avuto idee contrastanti. Io vivo la mia religiosità in modo personale e privato, non ne faccio un guscio o peggio uno scudo per difendermi dagli “altri”, perché non vedo “altri” da cui difendermi, devo abbattere muri, non costruirli. Invece il signor Madad era bravissimo a costruire muri, ad escludere e giudicare male chiunque non seguisse e pensasse come lui, definendolo “cattivo musulmano” e io non posso e non voglio seguire chi si sente o si erge a giudice della vita e della fede di altri».
«Ognuno ha la sua vita, la sua storia, la sua fede – aggiunge Khalil Belhamra – e ha diritto di trovare la sua strada per raggiungere il cielo, dopotutto “Non c'è costrizione nella fede”, sarà Allah a giudicarci quando verrà il nostro momento».
Prosegue Belhamra: «Non mi serve una barba, una tunica o ostentare la mia diversità in quanto musulmano, mi basta la mia esercitazione personale per essere un uomo migliore, un musulmano migliore, posso solo dare l’esempio. Certo ci sono regole, posso seguirle senza doverle imporre ad altri; pensiamo solo alle regole e ci dimentichiamo che Allah è clemente e misericordioso? Ricordate, una prostituta, andò in paradiso per aver dato da bere ad un animale assetato. Chi di noi ha dimenticato la clemenza e la misericordia? Chi è il vero miscredente?».
E aggiunge, parlando della sua esperienza in Italia e su come vive la sua fede, Khalil Belhamra: «Ho amici di molte religioni, italiani cattolici, indiani sick e indù, atei. Ho sempre portato in me la parola dell’Islam, che ha nella sua radice la parola pace, anche il nostro saluto Salam Aleikum vuol dire pace su di voi. Lo stesso profeta Mohammed, gloria e benedizioni su di lui, ci ha insegnato a rispettare e proteggere i nostri vicini, indipendentemente dal loro credo: questo è il mio compito di musulmano. Non voglio vedere paura o timore in chi vive accanto a me – amici, colleghi, paesani – perché i miei nemici sono i pazzi del Daesh e quei musulmani che stanno trasformando l’Islam in quello che non è. Stanno sporcando il mio amato Islam, nel peggiore dei modi, quale offesa più grande che il sangue di innocenti in nome di un dio spietato e crudele che nulla ha a che vedere con Allah, clemente misericordioso dell'Islam. Loro sono i miei veri nemici e il mio compito di musulmano e di uomo è di difendere la mia fede da quegli assassini e da quei musulmani che non si riconoscono nei diritti e nei doveri di una democrazia e di uno stato laico, dove ognuno può credere e seguire tutte le religioni o nessuna, dove si riconosce il diritto di vivere in pace con rispetto e dignità reciproca».
E, infine, l’invito ai violenti lanciato da Khalil Belhamra a farsi da parte: «Chi non la pensa così, visti i tempi difficili in cui ci troviamo, se ne deve andare o come in questo caso, deve essere allontanato: certe idee sono pericolose. Questa è la mia risposta, signora Fatiha, alla sua chiamata, questa è la mia vera testimonianza».
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