Rive del Po, quando nel grande fiume si faceva il bagno
Fino agli anni Sessanta la Bassa era come la Riviera e i bambini venivano mandati nelle colonie
BORETTO. Nelle acque del Po il bagno si è sempre fatto. Nei tempi antichi quando le acque erano poco inquinate, a cavallo fra gli anni Venti e Sessanta quando il fiume diventò per migliaia di reggiani il mare dei poveri, e anche nei periodi di maggiore rischio quando la qualità dell’acqua, a causa dell’inquinamento, iniziò a peggiorare.
Sfogliando vecchi libri di storia, certe fotografie in bianco e nero assomigliano a un quadro di Tolouse Lautrec. O, se vogliamo, a manifesti disegnati da grandi grafici dell’epoca, come il vignettista brescellese Carlo Bisi o dal designer borettese Marcello Nizzoli.
Si nota la riva del Po affollata di gente in costume da bagno, ombrelloni piantati e barche a remi. Soprattutto alla domenica, da maggio a settembre, le spiagge del Po erano sempre piene di gente che arrivava dalle città vicine e considerava le spiagge del Po come la propria “riviera”.
Queste rive fiorenti non passarono inosservate agli occhi del fascismo, che utilizzò il successo balneare del Grande Fiume per operazioni propagandistiche e sportive come la famosa “Traversata del Po”. Quanti dei nostri nonni e bisnonni, da piccoli, sono stati mandati dal medico a frequentare le “colonie elioterapiche”?
All’epoca si riteneva, infatti, che la sabbia del Po fosse, dal punto di vista terapeutico, meglio di quella di mare. L'industrializzazione e il progresso – e le mode – portarono poi a far cadere in disuso questo costume: con il passare degli anni le spiagge del Po vennero via via abbandonate, eccezion fatta per qualche temerario che resiste ancora oggi. (a.v.)
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