Sulla spiaggia del Po ombrelloni e voglia di mare
La tragedia sfiorata dei giorni scorsi non scoraggia i bagnanti del fiume
BORETTO. È trascorsa sola una settimana dal salvataggio del cittadino cinese che ha rischiato di morire annegato nel Po, ma anche nel weekend di Ferragosto la spiaggia di Boretto ha continuato a ospitare bagnanti che hanno approfittato della tranquillità della zona per prendere il sole e immergere i piedi nel fiume. Complice il periodo, non c’è la folla “delle grandi occasioni”, ma qua e là si notano gruppi di persone di ogni età che trascorrono il pomeriggio sotto a un ombrellone o coricati su un asciugamano.La maggioranza di questa è di origine straniera, per lo più dell’Est. Non amano particolarmente essere intervistati, ma lasciano comunque intendere che quanto accaduto non li turba, dal momento che la loro frequentazione del fiume si limita a una breve immersione dei piedi.
«Quando ne abbiamo la possibilità veniamo alla domenica – spiegano marito e moglie, coi due bambini piccoli – e ci piace perchè c’è molta libertà e non costa nulla. La denuncia? Non lo sapevamo, ma il nostro non è un vero bagno». Poco più in là, un gruppo di autoctoni, due coppie di Boretto e Brescello che frequentano abitualmente la spiaggia del Po. Tra queste persone, anche Anna Manotti, sorella del più noto Alberto, conosciuto da tutti come “Re del Po”. «Domenica scorsa eravamo qui – spiega – e non ci eravamo accorti subito che il cinese fosse in pericolo, sembrava quasi che stessero scherzando. Se non fosse stato per l’uomo che è prontamente intervenuto, sarebbe finita male. A noi piace venire qui, si sta molto bene, non riusciremmo a frequentare le affollate spiagge dell’Adriatico dove non si riesce nemmeno a camminare dalla gente che c’è. Una volta anche qui c’erano le cabine e si faceva il bagno, poi da quando l’acqua si è inquinata è tutto finito». «È giusto aver denunciato quell’uomo – aggiunge un’amica – in quanto si sa che non si può fare il bagno nel Po. Noi veniamo qui da anni ma al massimo immergiamo le caviglie. Però noi siamo nati qui, e sappiamo come funziona: molto spesso gli stranieri invece sottovalutano il problema e si mettono nei guai».
Prima di accedere alla zona, diversi cartelli parlano chiaro. L’accesso dalla zona delle bonifiche è vietato, in quanto si tratta di area di scavi. Ma il divieto è facilmente aggirabile, basta percorrere qualche centinaio di metri e arrivare al fiume dal lato del museo dei Pontieri. Qui, il cartello di divieto di balneazione campeggia ben visibile (c'è anche una scritta in inglese che sottolinea il pericolo - “Danger” - seppur scolorita) ma viene spesso ignorato. È vero che spetta alle autorità di pubblica sicurezza vigilare affinchè l’ordinanza che impedisce la balneazione venga rispettata, ma è altrettanto palese che non si può pretendere un costante presidio: emergenze continue sul territorio e carenze di organico rendono impossibile un controllo puntuale. Spetterebbe ai bagnanti più avventati, invece, un minimo di buonsenso.
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