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Battigello inventa il kikball il porta pallone per la bici

di Alessandro Zelioli
Battigello inventa il kikball il porta pallone per la bici

L’ex calciatore lo ha realizzato con l’aiuto della Plastic Four di San Martino in Rio: «L’ho pensato per mio figlio, per rendere più sicuro il tragitto casa-campetto»

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REGGIO EMILIA. Dici Max Battigello e la mente torna ad un calcio diverso. Al Mirabello pieno di pubblico, ai derby col Parma e col Modena, in cui la Reggiana poteva ancora dire la sua. A una serie B che vedeva la Reggiana protagonista. A uno sport che portava le famiglie allo stadio e a un viso spaesato di questo ragazzotto sceso dalle montagne del Friuli, per tentare l’avventura nel calcio professionistico. Talento ne aveva, Max Battigello da Tomezzo, Udine, primo giocatore di colore a vestire la maglia granata, ma forse – come ammetterà lui stesso – mancava di quella “testa” che spesso fa la differenza tra una mediocre carriera e una brillante. La rivincita, il 45enne ex calciatore, l’ha poi avuta tra i dilettanti dove, da zingaro del calcio, ha conquistato campionati e trionfi in ogni dove.

Appese le scarpe al chiodo, da anni gestisce una macelleria poi associata ora a un piccolo ristorante, a Gavassa, assieme all’amico ed ex compagno di squadra, Massimo Spaggiari. Il calcio lo ha sempre avuto nel Dna, tanto da trasmettere la sua passione al figlio Federico che, a 13 anni, veste la maglia del Carpi.

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E proprio grazie alla passione del figlio per il calcio, Max Battigello ha realizzato e brevettato un porta pallone da bici, il Kikball. Un sistema che consente a chi deve trasportare quello strumento di gioco in bici, di avere le mani libere.

Battigello, ma come le è venuto in mente?

«Federico – racconta l'ex granata – andava al parco con gli amici con la classica borsina di plastica dentro la quale metteva la palla. Spesso la borsina si rompeva e il pallone finiva in mezzo alla strada, per cui doveva scendere a recuperarlo, rischiando di venire investito. Senza dimenticare che la borsina finiva tra le ruote, impediva di usare una delle due mani per frenare e mille altre cose che abbiamo provato anche noi da piccoli. Così ho iniziato a studiare un sistema per evitare incidenti, legati solo alla passione per lo sport».

Ne accadono molti?

«Ho letto che sono tantissimi i casi di infortunio, di morte e di invalidità che coinvolgono i bambini che vanno al campo portando la palla. Federico era arrivato al punto di non portare più la palla, sperando che altri la portassero. Il rischio era di trovare una decina di ragazzi senza la palla, perché nessuno dei genitori voleva più far correre rischi ai figli».

Detto e fatto, la cosa sembra molto semplice.

«In realtà non è stato così. L’idea mi è arrivata quasi subito, ma realizzarla ha comportato tempo e costi. La fortuna è stata che ne ho parlato con Manuel Pozzi, un amico che ho allenato alla Bagnolese che mi ha capito al volo. Dal mio schizzo mi ha indicato uno studio di Rovigo che ha realizzato il progetto e poi mi sono affidato alla Plastic Four di San Martino in Rio, di cui il mio amico Lorenzo Berselli è socio. Ne abbiamo realizzati 5mila pezzi e circa 4mila sono già stati venduti attraverso qualche negozio che li ha esposti e con il passaparola».

Perché secondo lei, nessuno ci aveva mai pensato?

«Forse perché si pensava che infilarlo sotto la maglietta, come facevo io da piccolo, fosse un’alternativa sicura. Ma quando sono andato in America, pochi mesi fa, ho capito che la mia scelta è stata giusta. Guardavo i bambini sempre in difficoltà e mi dicevo che questa era la soluzione».

Si prepara quindi a uno sbarco in America?

«Kikball ha marchio e progetto brevettati per l'Europa. Stiamo lavorando per ottenere anche l’ok dagli Stati Uniti. Non essendo però un prodotto di marca, fatica a essere apprezzato anche dalla grande distribuzione. Adesso la Brm Bernardi di Forlimpopoli e la Cicli Bonini di Padova, due aziende che vendono bici e accessori, mi hanno contattato. L’idea piace molto. Io penso che la sicurezza dovrebbe trovare maggiore riscontro, non solo a parole. Soprattutto quando si parla di bambini».

Anche perché si può usare con qualsiasi bici e con qualsiasi pallone.

«Esatto. La posizione non comporta disturbo con la guida e tutte le bici hanno quello spazio libero. Tra l’altro, i petali ed il braccio si possono staccare, così si smonta e si evitano furti o atti vandalici».

Lei lo ha anche testato in una disciplina tutta nuova, con una variante “artigianale”.

«Sì, spesso vengo coinvolto in partite di beneficenza, quelle delle vecchie glorie. Recentemente mi hanno chiamato a disputare una partita di FootGolf. Dovendo spostarmi da una parte all’altra del campo da golf con la palla, ho pensato di legare al marsupio il Kikball così avevo le mani libere. Quando gli altri ex calciatori, di cui alcuni anche molto famosi, lo hanno visto, mi hanno avvicinato per chiedermi dove lo avessi comprato. Speriamo sia un bel veicolo pubblicitario per farlo conoscere».

Avrebbe mai pensato di fare una cosa così importante?

«Ormai lo sanno tutti. Sono sempre stato genio e sregolatezza – ride divertito – nel calcio. Qui il genio ha prevalso».

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