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Costi alti e concorrenza cilena pesano sui raccolti delle pere

Costi alti e concorrenza cilena pesano sui raccolti delle pere

REGGIO EMILIA. Sono pronte per le raccolta e già disponibili le varietà di pera William e William rossa ottime da consumare fresche ma indicate anche per preparare confetture, succhi o grappe. I...

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REGGIO EMILIA. Sono pronte per le raccolta e già disponibili le varietà di pera William e William rossa ottime da consumare fresche ma indicate anche per preparare confetture, succhi o grappe.

I territori di Reggio Emilia, principalmente a confine con il modenese, ricadono nelle 5 aree riconosciute dall’Indicazione Geografica Protetta, insieme a Modena, Ferrara, Bologna e Ravenna. Questa area produce il 65% dell’intera produzione italiana di pere coltivate secondo uno specifico disciplinare di produzione volto ad esaltarne i requisiti di qualità e salubrità.

«Sono già pronte per la vendite le pere William dei nostri produttori locali che fanno parte del Consorzio della Pera Igp, marchio che identifica una pera con caratteristiche distintive di gusto, salubrità, origine certificata grazie al disciplinare di produzione - commenta il direttore di Coldiretti Reggio Emilia Assuero Zampini – che diventano garanzia e tutela per i consumatori. Dopo le pere importate dal Cile che il mercato ci ha propinato per tutta estate, di bassa qualità e a lungo conservate, finalmente è possibile trovare le pere fresche appena maturate a pochi chilometri».

La superficie coltivata a Reggio Emilia nel 2014 copriva circa 370 ettari e nel 2015 si registra una diminuzione che fa scendere la superficie coltivata a meno di 350 ettari. La produzione stimata per il 2015 è di circa 100 mila quintali contro gli oltre 110 mila dello scorso anno.

«Ogni due ettari di superficie coltivata a pere estirpata rappresentano un posto di lavoro in meno – conclude Zampini – oltre ad un reddito aziendale sempre più a rischio»

«Suggeriamo al consumatore di iniziare a richiedere la pera locale durante i propri acquisti – conclude Zampini – anche per stimolare il mercato versa una richiesta di maggiore qualità e salubrità di questo prodotto».

Per poter sostenere il bilancio dell’agroalimentare reggiano ed emiliano serve una buona dose di vendite al rialzo. Le tensioni commerciali con la Russia, ad esempio, hanno interrotto bruscamente una crescita travolgente delle esportazioni agroalimentari emiliano-romagnole verso il grande paese, che a partire dal 2005 erano praticamente raddoppiate in valore (+95,7% tra 2005 e 2013). A salire sul podio dei prodotti agroalimentari emiliano romagnoli più colpiti direttamente dall'embargo in termini di taglio in valore delle esportazioni - aveva detto la Coldiretti regionale - è soprattutto l’ortofrutta, in particolare pere, pesche e nettarine, seguita dai prodotti lattiero-caseari, Parmigiano e Grana Padano in testa.

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