Gazzetta di Reggio

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Per Servizi di Segreteria ora è arrivato il fallimento

di Enrico Lorenzo Tidona
Per Servizi di Segreteria ora è arrivato il fallimento

Dopo due anni di braccio di ferro con i sindacati l’azienda è giunta al capolinea Con i servizi postali arrivò fino a 150 dipendenti: poi la débacle e la chiusura

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REGGIO EMILIA. Con un giro d’affari di 5 milioni di euro e fino a 150 dipendenti a cavallo del 2012, la Servizi di Segreteria era una delle aziende di riferimento nell’area artigianale di via del Chionso. Una storia deterioratasi con l’andare del tempo, durante il quale si sono accumulati ritardi nel pagamento dei salari divenuti insopportabili per i lavoratori, molti dei quali si licenziarono in massa. Poi, sei giorni fa, la Servizi di Segreteria è ufficialmente fallita, dopo la recente sentenza del tribunale di Reggio che segue un lungo braccio di ferro con i sindacati.

Un’impresa che svolgeva pratiche burocratiche per aziende e studi di professionisti, e che ha conosciuto un boom negli affari - e nelle assunzioni - dopo aver diversificato lanciandosi nella raccolta e nella consegna delle posta per società private.

I ritardi nel versamento dei salari, dei contributi e dei tributi, ha fatto venire meno la fiducia anche da parte delle società postali che rappresentavano grossa pare del fatturato generato dall’azienda. «Ad un certo punto c’è stato il fuggi fuggi del personale - racconta Luca Chierici della Filcams-Cgil - il 50% del personale se ne era andato via nella speranza di poter recuperare i propri crediti. Ora sono rimasti una ventina i dipendenti, che incontreremo per prospettare loro la nuova strada, quella del fallimento».

Per molti resta il rammarico per la chiusura di un’azienda che aveva un suo mercato di riferimento ma sulla quale si era concentrata una lotta sindacale accesa necessaria per poter ripristinare le condizioni minime di fiducia verso la proprietà. Il piano industriale tanto agognato non è arrivato e i rapporti con le maestranze sono peggiorati.

«Avevamo stipulato anche un accordo per le dilazioni di pagamento sui salari ma che non sono state rispettati - continua Chierici - Mi risulta che davanti al giudice durante l’udienza del fallimento ci fossero anche dei lavoratori. Purtroppo i debiti dell’azienda verso i lavoratori sono ancora alti. Si parla di qualche centinaia di migliaia di euro tra stipendi, Inps, Tfr e altre spettanze».

Alcuni lavoratori si recarono dai sindacati del commercio, che fecero partire le richieste di recupero crediti. Altri si rivolsero autonomamente ad avvocati. Il venir meno del rapporto con i dipendenti e le continue promesse non hanno lasciato altra soluzione per alcuni di loro, che si sono dimessi per giusta causa in forza dei salari mai versati. Ora la sentenza del giudice Virgilio Notari che ha fissato l’udienza per il 23 novembre prossimo la verifica dello stato passivo.

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