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Rogo dei due camion a Ramiseto, c’è un indagato

di Tiziano Soresina
Rogo dei due camion a Ramiseto, c’è un indagato

Ventasso: nel mirino degli investigatori un uomo “incastrato” da un filmato e da alcune testimonianze, è accusato di incendio doloso

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VENTASSO. Svolta nelle indagini sul rogo doloso che – nella notte del 13 luglio scorso – ha distrutto due camion di Stefano Dolci, imprenditore 65enne di Ramiseto da tempo attivo nel settore della commercializzazione dei legnami.

Da quanto “filtra”, gli accertamenti dei carabinieri – coordinati dal pm Valentina Salvi – hanno infatti portato all’iscrizione nel registro degli indagati di un uomo. A questa persona i militari sono arrivati muovendosi su due direttrici. Sono stati valutati i filmati registrati da un sistema di videosorveglianza privato: nelle immagini si vede un individuo scendere da un’auto (grigia, di marca italiana, un modello non più in produzione) parcheggiata a poca distanza dai due camion andati a fuoco, per ritornare dopo un po’ e ripartire con la macchina. Ma oltre ai video vi sarebbero anche dei testimoni che non solo hanno visto quell’auto andarsene nel cuore della notte dal luogo dell’incendio doloso (i camion erano in sosta davanti alla sede dell’azienda, in via del Lagastrello a Miscoso di Ramiseto) ma hanno anche riconosciuto chi c’era al volante. Un doppio “incastro” che ha portato gli inquirenti verso una pista ben precisa. E il movente dell’incendio – i due camion erano stati cosparsi di liquido infiammabile per poi appiccare il fuoco – sarebbe una visione ambientalista distorta dal rancore e dall’assenza di lucidità. Un gesto assurdo che ha provocato alla ditta un danno di alcune centinaia di migliaia di euro per quei due autocarri (un Renault Trucks e uno Scania CV440) devastati dalle fiamme. Il movente ambientalista perseguito da chi indaga fa “riemergere” quanto dichiarato alla Gazzetta dallo stesso Dolci a 48 ore dal rogo. Parole piene d’amarezza, di un imprenditore piombato in un’imprevista difficoltà. «Gli unici con cui negli anni ho avuto degli screzi – aveva rimarcato l’imprenditore – sono stati degli ambientalisti. Discussioni per il taglio degli alberi. Convinti che non si possa fare o non si debba fare. Non ho sospetti contro nessuno di specifico, sia chiaro, ma l’unica direzione in cui posso pensare di guardare per capire se c’è qualcuno che ce l’ha con me è quella. Altro non riesco a vedere».

Un imprenditore e una famiglia ferita che però non sono stati lasciati soli dalla comunità, anzi il 10 agosto hanno toccato con mano la solidarietà dell’intera vallata in una bella festa a sorpresa con tanto di striscione: «Noi stiamo con Stefano e i suoi ragazzi!».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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