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Testimoni di giustizia privati della scorta Cavallaro dice no

Testimoni di giustizia privati della scorta Cavallaro dice no

Fa discutere la decisione arrivata da Roma a Ferragosto ll sindaco di Rubiera ancora al fianco di Ignazio Cutrò

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RUBIERA. Il 14 agosto scorso è rimbalzata come un fulmine a ciel sereno la notizia che molti testimoni di giustizia, persone che hanno denunciato le pressioni e le attività illeciti delle varie criminalità organizzate rischiando spesso la vita, dai prossimi mesi non avranno più diritto ad un’auto di scorta fornita dallo Stato.

Una decisione che sta sollevando molte polemiche, e non ha lasciato indifferente il sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro. Una delle persone coinvolte direttamente è l’imprenditore siciliano Ignazio Cutrò, presidente nazionale dell’associazione testimoni di Giustizia e spesso ospite a Rubiera grazie all’amicizia col primo cittadino. Un legame nato in Sicilia durante alcune vacanze e sviluppato con intensità in questi anni, in cui Cutrò spesso ha visitato il territorio reggiano, non accontentandosi di Rubiera. Nel solo 2016 ha preso parte a diverse iniziative, ha incontrato gli abitanti di Brescello nei giorni dello scioglimento per mafia del Comune ed è stato protagonista di iniziative sulla legalità a Casa Cervi, per la festa del 25 aprile e per la classica pastasciuttata del 25 luglio scorso. Ora Cutrò, come centinaia di persone in tutta Italia, dovrà fare i conti con le conseguenze di una decisione ancora da decifrare nei dettagli, formalizzata dal ministero il 14 agosto, in un giorno a bassissima intensità mediatica. Non tutti i testimoni di giustizia potranno più avere a disposizione un’auto per la scorta, ma dovranno provvedere autonomamente a un mezzo che poi potrà essere usato per la scorta. Ci sarà sempre un carabiniere o un poliziotto al loro fianco, ma senza una propria automobile. Anche se vi sono molte differenze legate al territorio (ad esempio, alcuni testimoni contro la ‘ndrangheta avranno auto blindate solo in Calabria), la situazione fa discutere. Il 14 agosto Cavallaro era in Sicilia a casa di Cutrò, per un pranzo con le famiglie. «Lo dicano pure, siamo carne da macello, morti che camminano, se questa è la strada finiremo così», ha commentato Cutrò in un video su Facebook visibile sul profilo di Cavallaro. «Per me questo è uno scandalo, cercheremo di attivarci e di sensibilizzare a ogni livello», aggiunge sconsolato Cavallaro. (adr.ar)

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