«I due boiler rimasti sono innocui»
I pompieri scacciano le paure dal rione in cui è piombato l’accumulatore esploso
REGGIO EMILIA. Comincia ad entrare nel vivo l’accertamento delle responsabilità sull’incredibile vicenda del boiler piombato – domenica pomeriggio, intorno alle 18 – come un missile sull’area d’ingresso di uno dei palazzi (quello al civico 13) che compongono il rione don Pasquino Borghi.
Secondo quanto accertato dai vigili del fuoco, sole e caldo hanno finito per surriscaldare l’acqua contenuta nel boiler, ma la valvola di sfiato non è scattata, permettendo così la sovrappressione che ha poi fatto esplodere l’accumulatore sul tetto, da qui il volo per circa 50 metri, atterrando pericolosamente nel rione, colpendo un’auto in sosta. Ma perché la valvola non ha funzionato? C’è di mezzo una cattiva manutenzione o un difetto di fabbricazione?
Ma vi sono altre domande a cui dovranno dare una risposta in procura. Chi aveva in dotazione quel boiler? L’impianto è a norma? Chi ne ha rilasciato il relativo certificato d’idoneità? Il proprietario dello stabile (sarebbe un cittadino cinese) era al corrente di quanto impiantato sul tetto, cioè tre boiler con annessa tubazione in vetro che riscalda l’acqua?
Sempre i vigili del fuoco sgombrano poi le preoccupazioni di chi vive in zona relative agli altri due boiler ancora sul tetto dell’edificio del “botto” (la palazzina di via Ospizio 126). Entrambi non sono attivi, non contengono acqua e neppure può arrivarci in quanto chiusa. E’, quindi, una situazione di sicurezza e chi vive nel rione don Pasquino Borghi può ora tranquillizzarsi e mettersi alle spalle le paure di una tragedia sfiorata.(t.s.)
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