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Il ritorno di Errani: «E adesso Renzi passi dal dire al fare»

Roberto Fontanili
Il ritorno di Errani: «E adesso Renzi passi dal dire al fare»

L’ex presidente della Regione torna sulla scena politica e riparte da FestaReggio: «Rifarei la scelta di dimettermi, non giudico gli altri»

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REGGIO EMILIA. Quella di ieri sera a Festareggio è stata una delle prime uscite pubbliche di Vasco Errani, ex presidente della Regione Emilia Romagna, dopo la vicenda giudiziaria che lo aveva portato alle dimissioni e che lo ha visto assolto. Prima del suo arrivo al Campovolo, Errani ha rilasciato questa intervista – una delle prime dopo il suo ritorno sull’arena politica – alla Gazzetta di Reggio.

Errani buon pomeriggio, il suo numero di telefono in questi anni è rimasto sempre lo stesso di quando era alla guida della Regione. È un segno di una continuità nel suo impegno politico?

«È vero, non l’ho mai cambiato fin da quando ero assessore al Turismo e poi alla guida della Regione. Nessun altro motivo particolare».

Che significato ha il suo rientro nella politica attiva?

«Lo spirito che mi anima è quello di contribuire ad aprire una discussione politica, perché per me è fondamentale che ci sia un impegno comune per far compiere un salto di qualità al nostro Paese».

Rifarebbe oggi la scelta di dimettersi da governatore?

«Certo e senza alcun dubbio. Credo di aver dimostrato con coerenza la mia idea che prima di tutto vengono le Istituzioni e la Regione, che era ed è troppo importante. Anche la mia vicenda personale in questo quadro viene dopo il ruolo e la funzione della Regione, che ha anche un suo importante ruolo nazionale. Per questo credo, anzi sono convinto, di aver fatto la cosa giusta».

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Ritiene che tutti i politici che si trovino o si troveranno in una situazione simile alla sua debbano fare la scelta di dimettersi come ha fatto lei?

«Sto parlando di me e della mia idea di politica e delle Istituzioni, dopo di che ciascuno è di fronte alle proprie scelte».

È la magistratura oggi che sceglie la classe politica o è ancora la politica ad avere un suo primato?

«Ho sempre affermato che l’autonomia della magistratura e la separazione delle funzioni sono un valore della democrazia e ho dimostrato con i miei comportamenti che questo principio per me vale sempre. E lo riconfermo ancora oggi in maniera netta».

Qual è il suo giudizio sul funzionamento della giustizia italiana?

«Innanzitutto della Giustizia non bisogna parlare sull’onda di questa o di un’altra vicenda. Ritengo però fondamentale il rispetto delle singole autonomie e degli equilibri tra i diversi poteri».

Veniamo alla politica attuale. Quale contributo intende portare? Si è posto qualche obiettivo?

«Il mio contributo, insieme a tanti altri, perché non ho nessuna ambizione personale, è quello cercare di rispondere a quella necessità di un profondo cambiamento che viene dai cittadini. Lo hanno detto chiaramente anche le ultime elezioni amministrative. Dobbiamo porci il problema di come affrontare questa grande questione sociale che si è aperta in questi anni».

Un suo giudizio su Matteo Renzi e sul suo governo.

«Penso che il governo oggi abbia una priorità su tutte ed è quella di affrontare, attraverso una politica industriale e una politica di investimenti, il tema del sostegno alla crescita. Perché ritengo che i bonus non siano sufficienti a far compiere quel salto di qualità che è indispensabile per la crescita del nostro sistema produttivo».

Il maggior pregio di Matteo Renzi e il suo peggior difetto?

«Il pregio di Renzi è certamente la voglia e la spinta a produrre innovazione, ma bisogna che questa innovazione si trasformi però in processi reali. È molto difficile governare ed è necessario superare i limiti che nell’azione di governo abbiamo incontrato. In sintesi, bisogna andare oltre al racconto e affrontare i nodi della vita concreta delle persone. Il problema che è emerso anche dalle ultime elezioni e non solo in Emilia, è che non siamo riusciti a intercettare fino in fondo i problemi sociali che stiamo vivendo».

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Come si sta muovendo il suo successore Stefano Bonaccini in viale Aldo Moro?

«Ho detto da tempo che per me va sempre bene e non voglio fare il commentatore. È giusto che ci siano innovazione e cambiamento nei protagonisti, a cominciare da Bonaccini. Credo che lo stile in politica resti, almeno per me, ancora un modo di essere importante».

È venuto a Reggio per parlare della necessità di un nuovo patto sociale per il lavoro che favorisca lo sviluppo e la crescita.

«Penso che abbiamo di fronte la questione vitale di avviare una politica industriale per favorire e promuovere la crescita di nuove filiere produttive ad alto valore aggiunto. Come Italia siamo la seconda manifattura in Europa, ma oggi dobbiamo affrontare la grande rivoluzione 4.0. Il lavoro e la sua redistribuzione e un nuovo patto sociale che sia finalizzato all’innovazione e alla produttività sono una priorità. Occorre superare la politica degli incentivi a pioggia, per premiare invece chi investe in ricerca, innovazione e nella creazione di posti di lavoro. Occorre anche rilanciare l’autonomia dei Comuni e la loro capacità di investimento, perché ormai siamo alla finanza derivata ed è un problema che non può essere più rinviato».

La nostra regione in questo quadro come si colloca?

«L’Emilia è già su questa strada con il Patto per il lavoro che è stato innovato quest’anno. La nostra regione si muove già nella direzione di saper innovare e sviluppare la ricerca, ma occorrono politiche nazionali che incrocino questo sforzo e una politica che favorisca il credito alle piccole imprese. Occorrono misure per un sostegno al credito che consentano di promuovere gli investimenti. È un punto centrale, ma senza l’intervento pubblico è difficile risolvere questo nodo».

L’ultima domanda cade inevitabilmente sul referendum costituzionale.

«Ritengo che occorra un’iniziativa politica per svelenire il confronto. La personalizzazione, lo ha detto anche Renzi è stata un errore. C’è un problema vero che è posto da più parti, ed è quello dell’equilibrio tra la Riforma Costituzionale e l’Italicum, un nodo che va affrontato rivedendo l’Italicum. È un punto essenziale da affrontare anche per dare serenità al confronto. Per questa ragione auspico che su questa questione ci sia un’iniziativa politica del Pd. Bisogna riaprire il confronto sul merito e affrontare il nodo della legge elettorale, trovando un nuovo equilibrio tra riforma costituzionale e rappresentanza».

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