Dodici furti in sette anni, il tabaccaio Wainer Monti mostra la mazza
Campegine: la rabbia del titolare del bar Oasi di Caprara: «Così non si vive più, servono misure più dure»
CAMPEGINE. Uno, due, tre, dodici furti. E allora si è fatto fotografare con un sorriso stampato sul viso e una mazza di legno in mano, perché le immagini, a volte, sono più potenti delle parole.
Dietro a questo gesto – più goliardico che didascalico, in verità – si nasconde però tanta amarezza. «E tanta rabbia – aggiunge Wainer Monti, titolare del bar tabaccheria Oasi di Caprara, frazione di Campegine – perché così non si vive».
Suo – purtroppo – il primato di furti subìti: dodici in sette anni, quattro negli ultimi due mesi. «Non so più cosa fare – racconta dopo aver posato la mazza – perché nonostante abbia installato tre allarmi i ladri continuano a venire nel mio locale. Io una soluzione ce l’avrei – aggiunge – ma purtroppo non può essere applicata: sono sicuro che se iniziassimo a punire pubblicamente chi compie queste azioni, magari esponendolo in piazza, di ladri in giro ce ne sarebbero molti meno. Invece in Italia i malviventi non rischiano niente, possono fare quello che vogliono, e quindi continuano a farlo».
Parole dure. Il resto lo dicono i danni – materiali e morali – collezionati in questi anni da Monti. «Dopo i primi furti ho montato l’allarme perimetrale – spiega ripensando al recente passato – Non è bastato e ho aggiunto il sistema di videosorveglianza. Nemmeno le telecamere, tuttavia, sono riuscite a tenere lontano i delinquenti, così ho fatto montare anche l’antifurto nebbiogeno, che in caso di scasso o effrazione sprigiona un denso fumo all’interno del locale. Nonostante questo, però, i ladri sono riusciti comunque a trovare lo scaffale su cui si trovano le sigarette. E lo hanno completamente svuotato».
Il motivo, secondo il titolare del bar Oasi, non può che essere uno. «I ladri – sentenzia – conoscono talmente bene il mio locale da potersi orientare anche in mezzo al denso fumo. Saranno persone che al mattino vengono a fare colazione, e di notte tornano per rubare».
Il modo in cui il furto è stato compiuto, d’altra parte, segue perfettamente il copione delle altre undici volte. «Dalle telecamere – racconta Monti – si vede che i ladri erano due, a volto coperto. Sono entrati poco dopo le due di notte, spaccando il vetro della porta con due mattoni che si erano procurati chissà dove. Nonostante il fumo si sono diretti a carponi fino allo scaffale delle sigarette, hanno fatto razzìa e sono scappati a piedi in direzione della stradina che si trova sul retro del bar, e che porta all’autostrada. Lì probabilmente – riflette il titolare – sono saliti su un’automobile che li aspettava e sono scappati». Unica consolazione: il bottino è stato meno copioso dell’ultima volta. «In luglio – conferma Monti – i malviventi avevano messo sottosopra il locale, rubando tutto quello che avevano trovato, per una somma complessiva di circa 20mila euro». Ma non basta certo questo pensiero per fargli tornare il sorriso.
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