In estasi al ristorante Ventasso
Un’esperienza mistica alla tavola imbandita di sua maestà fungo porcino
«Ma perché non ci siamo venuti prima?». Non abbiamo ancora finito di leggere tutto il menù, che la domanda rimbalza sul tavolo con una velocità che neanche Bolt. Il tempo di rispondere, tuttavia, proprio non c’è. La pancia brontola e pretende che ordiniamo in fretta.
Incuranti del caldo – nonostante il lavaggio del cervello subìto in questi anni su come sopravvivere alle torridi estati della Pianura Padana – decidiamo di rispettare le regole della buona tavola e ordiniamo antipasto, primo, secondo, dolce, vino e caffè. Olè.
Partiamo con erbazzone di montagna – quello fatto con il riso, vi ricordate il RINGazzetta? – e ci stupiamo della sua leggerezza. La pasta è sottile e croccante, il ripieno ricco ma armonioso, con tutti gli ingredienti riconoscibili (e indimenticabili). Diamo quindi il benvenuto al flan di zucca con fonduta di Parmigiano Reggiano: celestiale. La forchetta affonda nella spumosa nuvola arancione con una facilità disarmante. Il formaggio non copre la zucca, anzi, la esalta. L’avremmo preferito più caldo, questo sì, ma la velocità del servizio – nonostante i 350 coperti – ci trasporta subito in altri cieli. E che cieli...
Risotto ai porcini da una parte, garganelli al sugo di cighiale dall’altra. Scegliere è impossibile, si fa metà e metà. Il riso – cartina tornasole di ogni cucina – è «praticamente perfetto sotto ogni aspetto»: cotto in modo eccellente, salato al punto giusto, cremoso. E i funghi – a pezzettoni! – non sono lisci. I garganelli ci incantano: consistenti e ruvidi coinvolgono il sugo di cinghiale in un abbraccio estatico. Per noi, ovviamente.
Spazzolata anche l’ultima tagliatellona, sul tavolo spuntano la tagliata di manzo con rucola (selvatica, quella che pizzica in bocca), porcini freschi e Reggiano di montagna, e il guanciale di suino brasato al lambrusco con polenta (il caldo non lo sentiamo più). Tutto squisito. Poi arriva la specialità della casa, funghi fritti, e noi non possiamo che toglierci il cappello: saporiti, croccanti, leggeri (davvero!). Con una fettona di torta di tagliatelle compriamo un biglietto di sola andata per il paradiso e ce ne andiamo. Grazie ai 75 volontari che hanno reso possibile questa ascesa (anche ai 20 che ogni mattina puliscono i funghi).
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