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Una grotta gigante rispunta a Cà Ferrari nei Gessi Triassici

di Luca Tondelli
Una grotta gigante rispunta a Cà Ferrari nei Gessi Triassici

Ventasso: la scoperta del Gruppo speleologico di Reggio Era ostruita da massi e con pericolosi “inghiottitoi”

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VENTASSO. Sono una delle formazioni rocciose più antiche dell’Appennino, conosciute anche a livello nazionale. Ma dopo più di 200 milioni di anni, le evaporiti triassiche, o “Gessi triassici” lungo il Secchia, uno dei punti di maggior interesse nel territorio del Parco nazionale dell’Appennino, sanno ancora regalare sorprese. Questo ambiente geologico caratterizzato da un elevato grado di carsismo, in cui il fiume da sempre scava e modella la roccia, sono in effetti in continua evoluzione, e pochi giorni fa hanno regalato una nuova importante scoperta: una grotta che si sviluppa per centinaia di metri nel territorio vicino a Cà Ferrari, in Comune di Ventasso, ed in cui gli speleologi hanno trovato un ambiente enorme, di più di 20 metri di altezza.

Ne ha dato notizia anche il Gruppo Speleologico di Reggio Emilia sul proprio sito.

«Di recente – spiegano gli speleologi – è stato finalmente possibile esplorare un inghiottitoio che da anni veniva tenuto sotto osservazione dal Gruppo SpeleoPaletnologico “Gaetano Chierici”, che era occluso da una frana. Nei primi giorni di agosto l’ingresso si è presentato libero dai soliti massi e ha svelato una grotta articolata, 250 mt di sviluppo per una profondità di 55 mt».

Una caratteristica di questo ambiente geologico è la rapidità di cambiamenti a cui può essere sottoposto: mentre in alcune grotte famose d’Italia, come ad esempio quelle di Equi Terme (sempre per rimanere nell’Appennino Tosco Emiliano) ogni modificazione geologica richiede migliaia di anni, anche per la formazione di una singola stalattite; qui la roccia gessosa è estremamente instabile, per cui anche le grotte più conosciute lungo il Secchia, come il Tanone ed il Tanino della Gaggiolina, possono essere esplorate solo accompagnati dagli speleologi per il rischio costante che tra una visita e l’altra si siano verificati crolli e cambiamenti.

«L’esplorazione dell’inghiottitoio – proseguono gli speleologi del Gruppo Chierici – ha presentato diverse difficoltà causate dalla particolare morfologia della cavità, passaggi stretti e lunghi e diversi pozzi verticali da affrontare con scalette e corde ancorate alle rocce. Le esplorazioni attuali hanno raggiunto un salone di notevoli dimensioni con diverse diramazioni a tutt’ora in fase esplorativa. Questo era l’ultimo tassello mancante di un sistema carsico di oltre 100 metri di dislivello e uno sviluppo potenziale di almeno un chilometro e mezzo».

Il gruppo che ha scoperto il nuovo grande ambiente vicino a Cà Ferrari era composto da Claudio Catellani, Clara Fioranzato, Enrico Mattioli e Sonia Santolin. La vivacità della recente attività carsica nella zona si era comunque fatta notare già in luglio: lungo il greto del Secchia, in un tratto tra il monte Rosso, Carù e il Gebolo, si erano aperti altri tre inghiottitoi, che avevano suscitato interrogativi ed anche qualche apprensione tra i frequentatori della zona, molti specie in estate. Una di queste voragini aveva un diametro di oltre 15 metri. La convivenza del fiume con un ambiente geologico così particolare in questa zona ha dato vita anche ad un altro fenomeno importante: le sorgenti di Poiano.

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