Gazzetta di Reggio

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Delitto Germini fra 4 mesi in Cassazione

di Tiziano Soresina
Delitto Germini fra 4 mesi in Cassazione

Castelnovo Monti: il ricorso dei pm verrà discusso il 9 gennaio. Le parti civili: «Processo da rifare». La difesa: «Pena giusta»

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CASTELNOVO MONTI. Fra poco più di quattro mesi – esattamente il 9 gennaio del prossimo anno – si terrà a Roma in Cassazione l’udienza che verte sui ricorsi presentati dalla procura generale di Bologna e dalla procura di Reggio (quest’ultimo atto è stato scritto dai due magistrati che si sono occupati del caso, cioè i pm Valentina Salvi e Luisa Serranti) per chiedere l’annullamento della sentenza di primo grado emessa dal gup Giovanni Ghini relativamente all’omicidio del 32enne Andrea Germini.

Una sentenza – il marocchino Fettah Abdelkebir è stato condannato a 16 anni e 10 giorni di reclusione (la procura aveva chiesto 30 anni di carcere) – che aveva scatenato non poche polemiche, non solo da parte dei familiari della vittima, ma anche dello stesso sindaco castelnovese Enrico Bini («Premiata eccessivamente la collaborazione in aula di Fettah»). Eravamo nell’autunno scorso e da allora gli avvocati di parte civile – cioè i legali Angela Zannini e Gabriele Iori che rappresentano la mamma e gli altri familiari della persona uccisa – hanno sollecitato le due procure a fare ricorso. Trattandosi di un giudizio con rito abbreviato, le parti civili non possono, per legge, far ricorso in Cassazione, ma i magistrati inquirenti. E le istanze dei familiari sono state accolte dalle procure coinvolte. «Le parti civili – spiegano in una nota gli avvocati Iori e Zannini – confidano nell’accoglimento delle istanze proposte, auspicando la riforma della sentenza». Lapidario l’avvocato Noris Bucchi che difende l’omicida: «Ritengo che le motivazioni della sentenza emessa dal gup Ghini siano ineccepibili, quindi confido che il ricorso venga ritenuto inammissibile dalla Cassazione e perciò rigettato». In soldoni, il ricorso presentato è su questioni di diritto che si sostanziano in un’articolata critica alle motivazioni della sentenza di primo grado. E le strade percorribili in Cassazione sono due: il ricorso viene accolto con annullamento della sentenza del gup Ghini e il processo verrà rifatto a Reggio, oppure il ricorso è dichiarato inammissibile il che “cristallizza” definitivamente la condanna a 16 anni e 10 mesi di reclusione. Il papà di 32 anni venne ucciso brutalmente la mattina del 18 agosto del 2014 sul greto del fiume Secchia dal suo collega di lavoro (come garzone nella stalla del suocero). Rivale – senza saperlo – del marocchino che si era invaghito non corrisposto di sua moglie.

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