Gli archeologi scoprono la torre di Castel Pizigolo
Toano: primi risultati dagli scavi: sono la prova dell’esistenza del complesso difensivo
TOANO. Sono emersi i resti di quella che era una torre, a testimonianza che in zona si trovava una vera e propria struttura difensiva. È il primo elemento di rilievo che arriva dalla seconda campagna di scavi archeologici in corso sull’area di Castel Pizigolo, vicino alla frazione toanese di Castagnola.
Un luogo noto soprattutto per i tanti sentieri escursionistici che lo percorrono, che portano a luoghi incredibili come le Balze del Malpasso, con strade ferrate di ascesa sulle rocce in questa gola del torrente Dolo, e i ponti tibetani che la attraversano. E ora anche per questo insediamento medievale, di cui fino a pochi anni fa, quando ha preso il via la campagna condotta dalla Soprintendenza ai Beni archeologici di Bologna e dell’Università di Bologna, si sapeva ben poco.
A sovrintendere gli scavi è Nicola Mancassola, che si avvale anche della collaborazione di altri archeologi come James Tirabassi e Nicola Cassone, ma anche altri tra volontari e collaboratori. Uno scavo, che è partito da pochi giorni, e ha ricevuto la visita del sindaco di Toano Vincenzo Volpi e dell’assessore Vittorina Canovi, e che ha già portato alla luce una struttura importante, appunto la base del torrione.
«Castel Pizigolo – spiega Mancassola – è citato in un documento dell’XXI secolo, quando viene donato dal Conte di Parma al Monastero di Frassinoro. In questo documento si parla di una “curtis”, che indicava una tenuta con produzione agricola, ma era importante capire se era presente anche una struttura difensiva, un vero castello, ed ora questa torre scioglie parte di questi dubbi».
Castel Pizigolo non faceva parte del sistema dei castelli matildici, se non in maniera indiretta, ma è sempre stato sotto l’influenza di Parma prima e di Montefiorino poi. Poi tra il XIII e il XIV secolo si assiste ad un abbandono: «Il sito era scomparso, sapevamo il nome e le testimonianze documentali, e sapevamo che gli anziani della zona da sempre chiamavano questa zona “il castello”. Già la prima campagna di scavi aveva dato dei risultati molto importanti, con il rinvenimento di una chiesa, con alcune sepolture, che sarebbe stata frequentata fino al 1600, e di una casa che era stata abbandonata a causa di un evento violento, un incendio. Questo abbandono come datazione è compatibile con un testo di Salimbene de Adam, che parla dell’assedio e della presa di Castel Pizigolo da parte del Comune di Reggio nel 1269».
Lo scorso anno, negli scavi che hanno interessato questa struttura, oltre ad alcuni elementi di vita quotidiana, in un’ansa nascosta nel muro è stato rinvenuto anche un piccolo tesoro di monete d’argento, di dimensioni importanti.
Ci sono però ancora tanti aspetti da chiarire su questo luogo, a partire dalle motivazioni per cui fu eretto un castello in una zona che appare tutt’altro che strategica, una gola che non sembra dominare l’orizzonte come accade con gli altri castelli reggiani.
«L’ipotesi più probabile – concludono gli archeologi che stanno lavorando sul sito – è che il castello fosse importante per il controllo delle sorgenti e fonti termali del Dolo: qui sgorgavano anche calde e salate, che acquisivano le loro proprietà grazie al metano che le sospingeva in superficie da grande profondità. Si trattava di salamoie che avevano grandi proprietà curative: si sa di Vescovi che vennero qui dopo il Concilio di Trento per curarsi da patologie come la gotta. Oggi le sorgenti si sono perse, ma grazie a studi condotti dal Dipartimento di Geologia dell’Università di Modena e Reggio si è visto che in questo tratto il Dolo subisce un innalzamento di temperatura delle acque, per cui c’è ancora un filtraggio di acque calde».
Del resto lo stesso sindaco Volpi ricorda che «il nome della frazione di Quara, il borgo più importante nei dintorni, deriva da “Acquaria”, proprio a testimoniare l’importanza che avevano queste sorgenti».
Gli scavi di Castel Pizigolo continueranno fino alla fine del mese, e non è detto che non regalino altre sorprese.
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