Un omaggio postumo a “Ringo” che salvò tante persone nel Po
Boretto: un romano che qui ha trascorso l’infanzia ha voluto regalare una pergamena alla famiglia di Manotti
BORETTO. In questa estate in cui si è tornati a parlare del Po, della sua balneabilità e di persone che si avventurano nelle sue acque, torna alla ribalta anche la vicenda di Franco Manotti detto “Ringo”, storica figura borettese legata al fiume grazie ai suoi innumerevoli salvataggi portati a termine.
L’uomo, morto nel febbraio 2011 a 61 anni, ha di recente ricevuto un premio da un romano di origine borettese che, appresa la sua storia, ha voluto tributargli un riconoscimento postumo. Si tratta di Giancarlo Muti, nato nella capitale nel 1942 ma profondamente legato al paese della Bassa, in quanto si tratta del luogo d'origine dei genitori e dei nonni, dove oggi ha ancora tanti parenti. Qui – dove i suoi familiari hanno gestito per anni un’edicola in piazza, dove oggi si trova il leone di San Marco – Muti ha trascorso da ragazzo tantissime estati e periodi di festività, che ricorda con grande affetto e nostalgia.
«Ancora oggi – racconta Giancarlo Muti – quando ne ho l'occasione passo per Boretto e mi fermo ad ammirare la pace che regna al lido Po. Tempo fa mi è capitato di leggere su internet la storia di Manotti e mi sono deciso a contattare la famiglia, per fargli avere il riconoscimento che in vita non aveva mai ricevuto».
“Ringo” era infatti conosciuto in tutta la Bassa ed è stato uno dei veri “uomini di Po”, che ha legato al grande fiume tutta la sua vita, come i fratelli Alberto e Piergiorgio, meglio noti in paese come “Re del Po” e il “Vichingo”.
Un rapporto che vede la sua espressione massima nel salvataggio di ben 25 persone, nelle vesti di bagnino volontario, a bordo di un mezzo della Guardia costiera ausiliaria. Nell’estate del 2009 Manotti (le cui ceneri, dopo la morte, vennero disperse nel fiume ndr.) si era visto costretto a concludere la sua attivitá a causa del permesso revocatogli dalla Societá nazionale di salvamento, che aveva giustificato il provvedimento a causa della sua invaliditá.
A Manotti infatti era stata amputata una gamba nel 1997, ma nonostante la sua disabilitá aveva continuato a salvare tante vite. Uno degli episodi più famosi e recenti risale all'estate 2007: avvertite delle grida provenienti da un gruppo di persone, Manotti accorse e salvò due amici, mentre un terzo purtroppo annegò.
La sua attività di salvataggio non è mai stata riconosciuta ufficialmente, ma a distanza di anni Muti ha voluto ringraziarlo per il tempo impiegato e l'impegno dimostrato.
«Ho ricevuto nella mia carriera molti encomi e riconoscimenti – spiega Muti, che lavora sia nel sociale che nello sport – e ho deciso di regalarne uno a Ringo. Così via Facebook ho contattato i suoi familiari, entusiasti di questa idea. Così ho fatto arrivare a Boretto una pergamena e una medaglia come premio a Franco Manoti per le tante vite salvate».
La consegna è avvenuta nei giorni scorsi in un ristorante di Brescello, dove si sono riuniti moglie, fratelli, sorelle, figli e nipoti di Ringo: tanta la commozione ma anche qualche sorriso, in ricordo delle sue imprese che rimangono indelebili nella storia del fiume Po degli ultimi decenni. Purtroppo oggi il fiume non è più balneabile ma c’è lo stesso chi rischia la vita tuffandosi nelle invitanti acque del fiume.
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