Il mostro di Cella resta lì
Demolire il sovrappasso, inutilizzato da sempre, costa troppo
REGGIO EMILIA. Il sovrappasso di Cella resterà dov’è ancora a lungo, poiché la sua demolizione comporterebbe un esborso per le casse comunali molto elevato: eretto nel 2000 sotto l’ultima giunta Spaggiari (l’assessore competente era all’epoca Giuseppe Davoli) per un importo di 1 miliardo e 400 milioni di lire (poco meno di 700mila euro), il suo smantellamento – secondo una stima presunta – sarebbe superiore ai 200mila euro.
Troppi, per un Comune soggetto a ristrettezze di risorse e che non sa nemmeno come far fronte al rifacimento delle strade. L’argomento dal sapore di tormentone è tornato di attualità a causa dell’intervento di Francesco Fantuzzi, di Reggio Città Aperta, che ha dichiarato: «Abbiamo appreso che il mostro di Cella sarà presto demolito. Venga innanzitutto fatta un’analisi seria del perché quest’intervento sia stato concepito e progettato in modo assurdo e delle relative responsabilità. E chi lo ha voluto ne paghi la demolizione».
Fantuzzi viene prontamente smentito dall’assessore alle Infrastrutture Mirko Tutino, che ricorda come un anno e mezzo fa era stata approvata dalla maggioranza in consiglio comunale una mozione per l’abbattimento del “mostro”, condizionata però da una clausola per verificarne la compatibilità economica. Erano state contattate anche diverse ditte specializzate ed era emersa fin da subito la complessità dell’intervento: per quantità di materiale, per il dubbio riutilizzo di quest’ultimo, per gli astronomici costi di smaltimento. Da allora, non si è più mossa foglia: nessuna fase due, il progetto è stato lasciato cadere. Il perché è presto detto. «L’onere della demolizione rende sconsigliabile procedere. L’idea di abbattere il sovrappasso è buona e ha una sua logica, ma le priorità attuali sono altre: quel ponte è perfettamente conservato, l’unico problema è che è inutilizzato», afferma Tutino.
«Fantuzzi dà un giudizio impietoso, senza contestualizzare – conclude l’assessore Tutino – È ovvio che il Comune l’ha costruito e il Comune dovrebbe rimuoverlo, ma non è in calendario». (am.p.)
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