Padre e figli sotto le macerie: a Reggio Emilia ore di angoscia, poi la speranza si è spenta
Ezio e Giovanna in servizio a lungo in questura, in città sono nati i due figli. La scelta di tornare a vivere nel Lazio per restare accanto ai genitori
REGGIO EMILIA La loro storia era nata grazie alla divisa della Polizia di Stato. Ezio Tulli e Giovanna Gagliardi si erano conosciuti in questura, in via Dante, e avevano deciso che Reggio Emilia sarebbe diventato non solo il loro luogo di lavoro ma anche la città in cui far diventare realtà un progetto di vita da passare insieme, costruendo una famiglia. Entrambi laziali – lui di Nettuno e lei di Amatrice – erano diventati reggiani a tutti gli effetti, mettendo su casa nella zona di Pieve e costruendosi una rete di amici che non si fermava alla stretta cerchia dei colleghi.
In questura avevano ricoperto diversi incarichi, da quelli sulla strada a quelli all’interno degli uffici, acquistando una assoluta padronanza della vita di questa città. La loro reggianità era diventata totale con la nascita dei due figli – Leonardo e Ludovica – che in città hanno mosso i primi passi facendo subito la conoscenza con le nostre scuole.
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Leonardo e Ludovica hanno passato gli anni dell’asilo all’Iqbal Masih, l’istituto sul Lungocrostolo dove hanno fatto comunella con tanti amici, alcuni dei quali hanno seguito Leo anche alle elementari, alla Carducci di via Samarotto.
Proprio la scuola è stata l’elemento che ha legato i Tulli ad altre famiglie, altre coppie di genitori che insieme a loro hanno condiviso il percorso di crescita dei bambini, finendo per vivere insieme anche i giorni di festa, le vacanze, i problemi del quotidiano, i piccoli dispiaceri, i dubbi sulla scelta del percorso di studi.
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Prima che anche Ludovica iniziasse le elementari, Ezio Tulli e la moglie Giovanna hanno preso una decisione tanto importante quanto sofferta: lasciare Reggio Emilia per tornare nel Lazio e in questo modo riavvicinarsi ai rispettivi genitori. Presentata la richiesta di trasferimento, da Roma è arrivata la risposta positiva per entrambi, con nuovi incarichi in Polizia compatibili con la scelta di andare a vivere a Nettuno: per Ezio il distaccamento della Stradale di Aprilia, per Giovanna il commissariato di Cisterna, in provincia di Latina.
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I 500 e passa chilometri di distanza non avevano però interrotto la frequentazione con gli amici lasciati a Reggio, tanto che la casa di Nettuno si apriva spesso per accogliere chi li veniva a trovare permettendo ai bambini, nel frattempo diventati ragazzi, di continuare a vedersi e agli adulti di tornare a brindare insieme attorno a una tavola apparecchiata.
Amatrice come a L'Aquila - di Giustino Parisse
I Tulli l’ultimo scorcio di agosto lo stavano passando ad Amatrice perché è in questo scampolo di estate che il paese in provincia di Rieti esplode di vita e di visitatori, in occasione della sagra annuale. Le prime telefonate dal paese sono piombate a Reggio ieri mattina quando ancora il sole non era sorto. Giovanna è in salvo, Ezio e i bambini sono sotto le macerie.
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Da quel momento in tanti si sono messi davanti al televisore, hanno acceso i computer o hanno impugnato lo smartphone cercando da qualche parte una fotografia, un messaggio, un’immagine in cui riconoscere il volto di Ezio o dei ragazzini. Niente da fare. Poi tutto un rincorrersi di notizie, fra chi diceva che padre e figli erano al sicuro e chi si preparava al peggio. Fra i conoscenti, attraverso Facebook è stato organizzato anche un gruppo di preghiera.
La speranza si è spenta nel primissimo pomeriggio, quando dal Lazio è arrivata la conferma che Ezio, Leonardo e Ludovica Tulli erano stati trovati senza vita.
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