Rio Saliceto, in vendita Villa Pirondini, dove i Cccp registrarono il loro ultimo album
L'ex casa colonica, che riporta le ferite del sisma del 2012, è disabitata da anni: attualmente è di proprietà della famiglia Acerbi
RIO SALICETO. Si percorre via Guastalla passando accanto a Rio Saliceto e, si svolta a sinistra, per trovarsi immersi nelle campagne di San Lodovico: una volta arrivati qui, sulla via che porta lo stesso nome della frazione, si scopre Villa Pirondini, un’imponente dimora ricoperta da una fitta vegetazione che ne custodisce i segreti, uno scrigno prezioso di storie che si perdono negli anni. Come quella dei Cccp che qui registrarono alcuni dei loro capolavori, negli anni Novanta.
A dare grande notorietà a Villa Pirondini sono stati proprio i Cccp. La band reggiana che ha segnato la svolta con il suo genere "punk filosovietico e musica melodica emiliana" decise di registrare in questa magione, nel 1990, l’ultimo dei propri capolavori: l'album pubblicato dalla Virgin Records dal titolo "Epica, etnica, etica e pathos". Il disco venne registrato da aprile a giugno, quasi integralmente a Villa Pirondini con tutte le particolarità che distinguono la creazione di un album in una dimora simile, utilizzando l'eco naturale degli spazi. Leggendarie, poi, la immagini dell'album, scattate dall'indimenticato fotografo scandianese Luigi Ghirri (una delle quali si può ammirare sopra), a partire dalla copertina che ritrae la cappella della villa trasformata in sala di mixaggio. Immagini che ritraggono Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Antonella "Annarella" Giudici, Danilo Fatur proprio di fronte a Villa Pirondini.
La sontuosa casa colonica settecentesca, attualmente disabitata, una volta proprietà della famiglia Pirondini, ora appartenente agli Acerbi di Rio Saliceto, ed è stata messa in vendita.
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Non si tratta di un’operazione che mette sul mercato un edificio storico qualsiasi: gli spazi della villa hanno racchiuso le storie di famiglie di agricoltori che rientravano dopo dure giornate di lavoro passate nei campi che circondano la dimora. La villa ha subìto qualche danno dopo le terribili scosse di terremoto che nel 2012 hanno mutato radicalmente il volto del nostro territorio: l’edificio verrà ripristinato dagli attuali proprietari. Successivamente, la dimora settecentesca verrà messa ufficialmente in vendita.
«Qualche conseguenza del sisma è visibile in un angolo della dimora, che rimane comunque un edificio di pregio, bello da visitare e notevole dal punto di vista storico – racconta Claudio Acerbi, il proprietario – Con i contributi erogati dalla Regione stiamo pensando di rifare la pavimentazione e di posizionare una rete per imbragare i muri. Successivamente, quando la villa sarà stata messa a posto, procederemo alla vendita di questa dimora splendida. Il prezzo si aggira sul milione di euro all’incirca. È stata una decisione maturata nel corso del tempo, quella di mettere sul mercato la dimora che una volta appartenne alla famiglia Pirondini, come suggerisce il nome stesso. La villa, infatti, è stata di proprietà di Dante Pirondini, il cui discendente, Massimo, fa l’antiquario e abita a Reggio Emilia».
La volontà di vendere la villa nasce dal cambiamento dei programmi della famiglia Acerbi che dapprima pensava di traslocare nelle campagne di San Lodovico e in seguito cambiò idea. « L’abbiamo messa in vendita perché, inizialmente, il nostro proposito era quello di trasferirci lì – prosegue Claudio Acerbi – ma alcuni componenti della nostra famiglia hanno avanzato il dubbio che fosse troppo lontana dal paese e, pertanto ubicata in una posizione scomoda rispetto al centro abitato. Così abbiamo rinunciato a trasferirci nelle campagne in cui sorge la dimora. Abbiamo acquistato Villa Pirondini una decina d’anni fa dalla vedova di Angelo Po, nota famiglia di industriali. Siamo stati subito affascinati dalla bellissima scala in ferro battuto che domina gli interni, oltre che dalla stanza adibita a chiesetta. Nel tempo, questa dimora, che al suo interno ospita ancora la cappella, la stalla e il fienile, proprio come una volta, è stata anche una scuola».
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