A San Prospero il campanile prigioniero: «Un peccato, liberiamolo»
Da oltre sei anni la torre è circondata da un’impalcatura di sicurezza Manca il progetto di restauro. La Diocesi: «Deve pensarci la parrocchia»
REGGIO EMILIA. Forse il suo destino era già scritto: l’incompiutezza. Incompiuto il suo progetto originario, i cui lavori eseguiti da Alberto Pacchioni si fermarono nel 1570. E incompiuto anche il suo restauro, fermo ormai a sei anni e mezzo fa, quando dopo la caduta di alcuni frammenti la torre è stata circondata da un’impalcatura che la avvolge ancora oggi.
Un’armatura di ferro e legno che incatena ormai da troppi anni il campanile della basilica di San Prospero, chiesa dedicata al Santo Patrono e luogo simbolo della città: un ponteggio diventato suo malgrado permanente, fino a trasformarsi in un elemento sgradevole e dissonante di un paesaggio artistico e architettonico unico.
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Ma tant’è. L’impalcatura è ancora lì, da tempo ormai immemore. E la torre ottagonale – disegnata nel Cinquecento dallo scultore Cristoforo Ricci e apprezzata anche dal grande Giulio Romano – sembra chiedere a chiunque la osservi di essere finalmente liberata. Lo sarà? E, soprattutto, quando? Al momento, manca una data. E, particolare preoccupante, manca anche un progetto, costringendo la Curia e la parrocchia del Duomo – quest’ultima proprietaria dell’edificio – a navigare a vista. Un incontro è previsto nei primi giorni di settembre, quando un gruppo parrocchiale si riunirà per l’ennesima volta nel tentativo di fare il punto della situazione. Ma la soluzione sembra destinata ad essere rimandata ancora una volta in aeternum.
«Sono oltre sei anni che dico ai beni culturali di intervenire, ma sembrano tutti sordi – lamenta Gianfranco Gazzotti, ex parroco del Duomo e attualmente amministratore parrocchiale – il ponteggio è stato messo in due momenti differenti, d’accordo con il Comune, per evitare la caduta di frammenti. È una vergogna che sia ancora lì. Ed è un grande peccato per la bellezza della piazza. Abbiamo bisogno di capire come muoverci, ma attorno a questa vicenda c’è da anni un grande silenzio. Come gruppo parrocchiale faremo un incontro per capire chi può aiutarci: chiediamo alla soprintendenza di dirci cosa fare».
Nessun problema di staticità per la torre. Nè un pericolo strutturale. Il ponteggio serve essenzialmente a proteggere dall’eventuale caduta di frammenti di pietra arenaria, come avvenuto in passato: un materiale molto friabile, che con il passare del tempo subisce facilmente un processo di deterioramento, necessitando di conseguenza di un programma di manutenzione articolato e complesso.
Ne è consapevole monsignor Tiziano Ghirelli, direttore dell'ufficio per i Beni Culturali della diocesi di Reggio Emilia - Guastalla, che non esita a definire l’impalcatura «antiestetica»: «La parrocchia si sta dando da fare per risolvere il problema – afferma – e gli organismi competenti, come Curia e Diocesi, sono a disposizione per collaborare, ma non possono sostituirsi alla parrocchia». Secondo monsignor Ghirelli, «è giusto mettere in fila tutti i passaggi in maniera scientifica: fare l’esame petrografico del materiale, approntare una proposta di progetto e i costi, conseguire le necessarie autorizzazioni dalla Diocesi, dalla sovrintendenza e dal Comune. Serve un intervento complesso che deve essere studiato e progettato. Ed è importante che ognuno rispetti il proprio ruolo».
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