Borettana, solo il 2,5% coltivato nei nostri paesi
In occasione del River’s Food Festival un bilancio della produzione della cipolla Matteo Freddi: «Nel 2016 resa in aumento del 25% ma quotazioni al ribasso»
BORETTO. Non per tutti, soprattutto per i più giovani, è così automatico associare il nome della cipolla borettana al paese di Boretto che le ha dato il nome in virtù del fatto in quest’area, fin dal 1400, era diffusa la coltivazione di questo particolarissimo prodotto oggi noto in tutto il mondo. Proprio alla cipolla borettana è dedicato il River’s Food Festival, in corso questo fine settimana in riva al Po. Il tradizionale evento diventa l’occasione per scoprire qualcosa in più di questa coltura.
Questa cipolla con bulbo molto appiattito ai poli, piccolo e con tuniche color paglierino, anche se è nata a Boretto oggi la sua coltivazione avviene soprattutto nel Parmense e nel Piacentino, oltre che nel Veneto. A Boretto la produzione di questa cipolla ha conosciuto annate gloriose e primati produttivi fino agli inizi del 1900. Oggi questo tipo di coltivazione si concentra fra Boretto, Poviglio e Sant’Ilario e rappresenta il 2,5% rispetto a quella complessiva nazionale anche se, per l’interesse economico ed il reddito che questa coltura è in grado di generare, attualmente è in decisa fase di rivalutazione anche nel suo territorio di origine.
«Se la borettana la si coltiva bene – spiega Matteo Freddi della Freddi Prodotti Ortofrutticoli di Sant’Ilario d’Enza, che è l’unica azienda reggiana per la lavorazione della cipolla borettana strutturata per soddisfare, anche dal punto di vista delle certificazioni di filiera, i mercati nazionali ed internazionali e soprattutto la grande distribuzione – permette di guadagnare. Questo anche se quest’anno le cose sono andate un poco diversamente visto che a fronte di una resa produttiva del 25% superiore a quella dello scorso anno, verificatasi grazie al favorevole andamento climatico che ne ha sicuramente esaltato anche gli aspetti qualitativi, le quotazioni al ribasso saranno sufficienti solo per pagare i costi di coltivazione».
La resa produttiva di un ettaro di borettana si aggira sulle 30 tonnellate e il valore di mercato di quest’anno si sta attestando sui 15 centesimi al chilo rispetto ai quasi 25, che sono stati ottimi, della passata stagione. Ovviamente però è noto che il mercato dei prodotti agricoli è soggetto a queste variazioni di remunerazione proprio in funzione della domanda e dell’offerta ed è per questo che occorrono caparbietà e fiducia nel futuro di un prodotto che il futuro ce l’ha. La cipolla prodotta a Reggio viene destinata per l’80% al mercato fresco e per il 20 % all’industria dei sottaceti.
«Quello che è certo – prosegue Freddi – è che la coltivazione della borettana non la si può fare a caso ma deve essere pianificata fin da dicembre con la certezza di aver venduto tutto il prodotto ancora prima di seminarlo e sulla base di precisi programmi colturali che spaziano dalla programmazione delle semine fino alla certificazione del prodotto dalla quale non si può prescindere se si lavora con l’estero e con la grande distribuzione».
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