«Pronta una legge per combattere il cyberbullismo»
Della nuova normativa ha parlato ieri l’onorevole Campana in occasione dell’apertura della Festa nazionale dei Diritti
REGGIO EMILIA. Anche a Reggio accanto al bullismo esiste il cyberbullismo e i fatti di cronaca delle ultime settimane confermano che si tratta di un fenomeno violento, spesso devastante per chi ne resta vittima e che a volte obbliga le famiglie a cambiare scuola ai propri figli e nei casi più gravi anche a cambiare città. Di una nuova normativa sul cyberbullismo, che sarà la prima proposta di legge discussa alla riapertura del Parlamento, si è parlato ieri sera a Festareggio con la partecipazione di Micaela Campana, responsabile nazionale Diritti Immigrazione e Welfare del Pd e relatrice della proposta di legge già approvata in Commissione e che adesso approderà in aula. Con l'onorevole Campana, a Reggio per l’inaugurazione della Festa nazionale dei Diritti che si concluderà domani sera al Campovolo, abbiamo fatto il punto sulla nuova legge che va a coprire un vuoto normativo.
«Non esiste alcuna legge che regolamenti la rete e quella che abbiamo presentato è nata anche grazie al contributo dei tanti ragazzi che abbiamo incontrato nelle scuole». I dati, del resto, sono inquietanti. «Un ragazzo su cinque - spiega l’onorevole Campana - è vittima di cyberbullismo e uno su tre non lo denuncia per vergogna e per l'impossibilità di capire con chi si può confrontare. Il cyberbullismo è più insidioso del bullismo, perché si propaga nello spazio e nel tempo e si può reiterare all'infinito. Colpisce i piccoli centri come le grandi città, con i ragazzi che confondono la piazza reale con quella virtuale. Un problema che trova le famiglie indifese di fronte a traumi che hanno portato anche al suicidio delle vittime».
La realtà è che molti ragazzi non conoscono i diritti e i doveri nell'uso di queste tecnologie e i reati più diffusi sono il furto di identità, i reati a sfondo sessuale, l'adescamento e il ricatto con la diffusione in video di filmati. Due le strade individuate dalla legge che riguarda minorenni e maggiorenni e mette al primo posto la prevenzione. Con azioni della scuola, dei servizi sociali, delle associazioni». «E' una legge - conclude Campana - che si occupa delle vittime ma anche del recupero dei bulli. Colma un vuoto rispetto ad azioni non del tutto codificate dal codice penale. Delinea un quadro di regole precise che riguardano i nativi digitali e che proprio rispetto all'uso di questi strumenti hanno difficoltà confrontarsi con la generazione precedente».
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