Reggio perde la sua Camera di Commercio
Passa il decreto legge. Entro 180 giorni dovrà accorparsi, in pole Parma e Piacenza. Scure sui diritti camerali: -50%
REGGIO EMILIA. Riduzione degli aiuti ai finanziamenti delle imprese e delle risorse per l’internazionalizzazione. Sono queste le principali conseguenze nelle quali potrebbero incorrere oltre 66mila aziende reggiane. Tante, ma non abbastanza per superare il limite delle 75mila aziende confermato ieri dall’apposito decreto legge del Governo per evitare l’accorpamento delle Camera di Commercio, che in Italia passeranno da 105 a 60. Non solo: sarà ridotto del 50% circa il diritto annuale a carico degli imprenditori.
In pratica - ora è certo - Reggio Emilia dovrà fondersi per aumentare la base di iscritti. Da mesi le indicazioni delle associazioni di categoria vedono la Cciaa reggiana ormai prossima all’unificazione con quelle di Parma e Piacenza. L’attuale consiglio camerale a 28 scranni di Piazza della Vittoria dovrà dimagrire ed essere spalmato in un consiglio camerale unificato dell’Emilia Ovest, che dovrebbe avere 27 posti da suddividere in maniera equa tra le tre realtà unificate. Una riduzione di un terzo della rappresentanza per il parlamentino economico reggiano che dovrà sciogliersi entro 180 giorni formando la seconda realtà emiliana dopo Bologna-Ferrara e Modena, quest’ultima che dovrebbe rimanere da sola avendo ben 90mila imprese iscritte.
La preoccupazione aumenta a Reggio Emilia perché la riforma “taglia-spese” voluta dal Governo Renzi mette in mora anche il lavoro della camera locale, le cui imprese iscritte producono un valore aggiunto di quasi 13 miliardi di euro e un diritto annuale camerale di 5,4 milioni di euro. E qui casca l’asino, perché anche quest’ultimo capitolo - quello principale tra le entrate dell’ente di diritto pubblico - sarà ridotto del 50%. Una riduzione di un balzello, nelle intenzioni del Governo, che vale però solo 40 euro sugli 80 pagati mediamente dalle imprese reggiane. Il beneficio è quindi esiguo mentre il taglio riguarda risorse che per 2,5 milioni vengono restituite in servizi e fondi alle aziende stesse. Il resto del budget serve per pagare le spese di funzionamento, compresi gli stipendi ai circa 100 dipendenti che sono ora in fibrillazione. I tagli rischiano di diventare una zavorra soprattutto per le piccole e medie imprese, quelle per le quali un cofinanziamento camerale anche da 5mila euro può fare la differenza.
«Noi siamo per l’unificazione - avverte Fabio Bezzi, direttore della Cna di Reggio - Ma se si andrà nella direzione segnata il nuovo ente allargato avrà evidenti limiti di intervento, facendo venire meno la sua funzione principale. Un ridimensionamento eccessivo rispetto al ruolo della Camera di Commercio non è visto bene dai nostri imprenditori».
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