Rissa tra rifugiati, dal gioco d’azzardo alle botte
La lite in un parco poi l’inseguimento da via Premuda sino a Pieve. In tribunale la sfuriata delle mogli ai quattro arrestati
REGGIO EMILIA. Rifugiati nigeriani – di cui solo uno con ancora la speranza di poter ottenere asilo politico in Italia – che giocano d’azzardo con le carte da poker in un parco, finiscono per litigare e ferirsi a bottigliate con tanto di inseguimento, le segnalazioni impaurite che fioccano al 113 e la polizia li blocca arrestandone quattro, infine la sfuriata in tribunale agli arrestati («Siete dei rovinafamiglie!») da parte di arrabbiatissime mogli e compagne con tanto di figli piccoli al seguito.
Un autentico polverone che per le Volanti è una rissa bella e buona – come ha illustrato alla stampa ieri mattina in questura l’ispettore capo Gabriele Lusetti – ma diverse ore dopo il giudice Alessandra Cardarelli (al termine dell’udienza di convalida degli arresti) derubrica in lesioni aggravate perché non ritiene provata la rissa, ma solo il ferimento del 38enne Chinedu Igwebuike e del 32enne Lucky Okukpon.
Sono i due che i poliziotti hanno trovato – sanguinanti – a Pieve Modolena (nel piazzale del supermercato Conad) insieme ad altri due nigeriani (il 42enne Belleve Ikhihibhojere e il 36enne Michael Okojie). Seguendo le allarmate segnalazioni dei cittadini relativamente a due auto e soprattutto botte da orbi con cocci di bottiglia – prima in via Emilia all’Angelo, per concludersi a Pieve – gli agenti hanno messo fine al litigio, richiedendo l’intervento del 118 per i due feriti (9 giorni di prognosi per Chinedu, sette giorni per Lucky).
E nel giro di poche ore si è passati dall’arresto (giovedì sera) all’udienza (protrattasi ieri sino al tardo pomeriggio) in cui – assistiti dagli avvocati Alessandro Conti, Mario Di Frenna, Francesca Corsi e Sarah Casarini – i quattro nigeriani hanno dato la loro versione dei fatti. I due feriti – Chinedu e Lucky – si sono accusati a vicenda per l’aggressione mentre giocavano d’azzardo a carte («A gambler» come hanno raccontato in aula) nel parco di via Premuda. Mentre gli altri due indagati hanno detto di essere intervenuti solo successivamente in auto per soccorrere Lucky, negando di aver alzato le mani.
Per tutti e quattro il pm Maria Rita Pantani – che coordina le indagini della polizia – ha chiesto il carcere, mentre i difensori, con motivazioni diverse, hanno puntato alla liberazione. Il giudice, dopo quattro ore di camera di consiglio, ha ritenuto che vi siano prove solo per le botte fra i due giocatori di carte, da qui la misura cautelare in carcere per Lucky ((con alcuni precedenti penali) e gli arresti domiciliari per Chinedu. Liberati, invece, gli altri due: per Belive (è ancora pendente per lui la richiesta d’asilo politico) scatterà una segnalazione alla Dimora d’Abramo che gestisce i rifugiati a Reggio.
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