«Siamo senza skate park, e ora dove andiamo?»
Lo scorso inverno il Comune ha deciso di chiudere la struttura di via Premuda Will Ocean Odiete, presidente dell’Asd La Rampa: «Non può mancare in città»
REGGIO EMILIA. «È vero che lo skateboard non è una disciplina seguita e praticata, in Italia almeno, come il calcio, il basket o la pallavolo. Ma strutture adeguate richiamano gente. Se lo costruisci, verranno».
È con queste parole che Will Ocean Odiete, giovane skater reggiano – 14esimo nella classifica italiana di “street skate”– spiega perché una città come Reggio, che conta poco meno di 165mila abitanti, non può non avere uno skate park.
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Quello di via Premuda – inaugurato nel 2008 in memoria di Cristian Camposeo, unquattordicenne che aveva perso la vita a causa di una brutta caduta dalla tavola – è stato chiuso lo scorso inverno, lasciando a spasso almeno 20 ragazzi. «La struttura era inagibile già da prima – spiega Will Ocean Odiete, che è anche presidente dell’Asd La Rampa che si è sempre occupata della gestione del park di via Premuda – ma dopo il sopralluogo del perito, il Comune ha deciso di chiuderla definitivamente. Per rimetterla a nuovo, tra rampe, recinzioni e verde, servirebbero circa 60 mila euro. Che ovviamente, al momento, non ci sono».
Senza un luogo in cui trovarsi, tuttavia, i ragazzi che frequentavano lo skate park – tra evoluzioni e chiacchiere – ora non sanno più dove andare. «Abbiamo provato ad andare in piazza della Vittoria – racconta Will – perché i muretti che ci sono sarebbero perfetti per skatare, ma proprio non si può: rischiamo multe salate e sequestro delle tavole. Allora chi può prende l’auto e va a Novellara, dove nel 2012, grazie all’impegno e all’ostinazione di alcuni skater del paese e alla disponibilità del Comune, è stato realizzato l’Exagon, uno skate park all’avanguardia».
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E proprio al parco Augusto Daolio, tra appassionati di salti e famiglie con bambini, gli skater reggiani hanno trovato un modello a cui ispirarsi: «L’Exagon – spiega Will Ocean Odiete – è stato costruito in cemento, e non con legno e lamiera come quello di via Premuda. La differenza è abissale: il cemento dura molto di più e non ha bisogno di manutenzione. Dopo l’investimento inziale, neppure troppo costoso, dunque, il park potrebbe essere indipendente e non pesare più sulle casse comunali». Non solo. «Lo skate park di Novellara – aggiunge Will – è stato costruito in un parco, e non è delimitato da alcuna recinzione. C’è solo un cartello, all’ingresso, che riporta cosa è, o non è, lecito fare e solleva il Comune da qualsiasi responsabilità. Se l’amminisrazione di Reggio decidesse di prendere esempio, sarebbe molto più facile per noi gestire la struttura. E poi lo skate park potrebbe diventare, com’è successo a Novellara, un luogo di aggregazione spontaneo e stimolante».
Ma se a parole è tutto semplice, i fatti presentano molti più ostacoli. «Il primo muro che abbiamo incontrato andando a parlare con il Comune – racconta Will – è la mentalità secondo cui se non c’è una richiesta non ha senso costruire una struttura. Io questo ragionamento lo ribalto: finché non verranno costruiti parchi e luoghi idonei, non ci saranno persone che skatano. Sarebbe davvero bello che il Comune di Reggio prendesse esempio da Novellara e costruisse uno skate park moderno e aperto. Incrociamo le dita...».
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