Errani? La Lega reggiana con Salvini
Gli esponenti del Carroccio si schierano con il segretario e bocciano il “placet” di Maroni alla nomina a commissario
REGGIO EMILIA. “Ottima scelta” o “una follia”? La nomina dell’ex governatore dell’Emilia Romagna Vasco Errani come commissario alla ricostruzione dopo il sisma che ha scosso il centro Italia, con il compito di far rinascere i centri devastati dal terremoto e con il budget iniziale dei primi cinquanta milioni di euro stanziati giovedì scorso dal consiglio dei ministri, ha spaccato la Lega Nord.
Se da un lato il governatore della Lombardia Roberto Maroni ha commentato positivamente la notizia su Twitter, dichiarando che si tratta di «un’ottima scelta. Errani è uomo di esperienza e concretezza. Piena collaborazione da parte di Regione #Lombardia», il parere del segretario nazionale leghista Matteo Salvini non è stato così favorevole. «Errani, governatore Pd dell’Emilia, sarebbe il "commissario" scelto da Renzi per la ricostruzione post terremoto – ha scritto sulla sua pagina Facebook – visti i disastri in Emilia, con migliaia di persone ancora fuori casa dopo 4 anni, migliaia di negozi e aziende non rimborsati e falliti, centinaia di edifici pubblici ancora inagibili... mi pare una follia!!!».
Due opinioni nettamente differenti espresse dalle due più alte cariche del Carroccio che stanno facendo molto discutere al’interno del partito. Ma a quanto pare non in Emilia Romagna. Alcuni fra gli esponenti principali della Lega reggiani e regionali infatti, quelli che come amministratori hanno vissuto in prima persona il sisma che ha scosso l’Emilia, sono “allineati” e compatti attorno al post salviniano. Alan Fabbri, capogruppo in Regione Emilia-Romagna, il commissario provinciale Matteo Melato, il segretario regionale del Carroccio Gianluca Vinci e Catia Silva, responsabile nazionale Emilia per la legalità ed ex consigliere comunale di Brescello, sono tutti d’accordo: la nomina di Errani non è opportuna e la sua gestione post terremoto è stata pessima.
«Ero sindaco di Bondeno all’epoca del terremoto – racconta Fabbri – ed Errani ha gestito l’emergenza in maniera positiva solo nei primi mesi. Dopodiché le conseguenze della sua amministrazione sono state drammatiche. La burocrazia ha gravato sulle spalle degli imprenditori edili che hanno fatto da banca alla ricostruzione, tantissimi cantieri sono tutt’ora fermi e dopo quattro anni e mezzo novemila persone sono ancora senza casa, i centri storici sono abbandonati come quello di Mirandola, molte imprese sono fallite e alcuni ospedali sono ancora da ricostruire. Inoltre è un errore nominare persone esterne agli enti locali direttamente coinvolti, nel 2012 ad esempio vennero scelti i governatori interessati dal terremoto». Dello stesso avviso anche Vinci, che non usa mezzi termini nel dire la sua sull’ex presidente della Regione Emilia-Romagna: «Sia come governatore che come gestione post terremoto Errani si è dimostrato un totale incapace. È assurdo metterlo commissario in una terra che non conosce quando nella sua Emilia è appena ripresa la ricostruzione, non ha le capacità per gestire l’emergenza. La realtà è che si tratta di una marchetta politica. Errani stava per lanciare un movimento forte per sostenere il No al referendum e si era espresso più volte contro Renzi e ora improvvisamente si trova nominato commissario dopo che era stato tagliato completamente fuori dalla scena. Certo se continua con la campagna per il No siamo pronti a ricrederci, altrimenti avremo la nostra conferma».
Anche se ci tiene a precisare che non si tratta di una vera e propria spaccatura, pure Melato critica la scelta del Governo definendola «uno scandalo. Si tratta sempre della solita manovra politica del Pd che mette riciclati nei posti chiave. Qui in Emilia abbiamo ancora degli sfollati e in certe zone ancora non si è cominciato a ricostruire».
Infine per Catia Silva la cosa più opportuna sarebbe stata quella di scegliere una persona esterna: «Ritengo che non sia la persona più idonea non politicamente ma personalmente, possibile che ci debba stare per forza un politico? Ci voleva un tecnico che sapesse fare davvero le cose».
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