Protagonista il vino, da esportare
Dibattito con Martina e Pignedoli sulle prospettive del Lambrusco alla luce della nuova legge
REGGIO EMILIA. La partecipazione del ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina al convegno che si è svolto domenica sera a FestaReggio è stato un interessante momento di riflessione sul mondo del vino, sulle sua situazione di mercato e sulle prospettive future di un comparto che, stando a come lo definisce il ministro «è la migliore rappresentazione nel mondo di quello che è l’agroalimentare italiano».
Nel territorio della produzione del Lambrusco, che oggi è uno dei tre vini più importanti del nostro paese, si è voluto parlare de “L’Italia del vino” in un confronto fra i politici più legati a questo settore e i più autorevoli esponenti della produzione. La senatrice Pignedoli oltre al ministro ha riunito, sul palco dell’arena Sandro Boscaini, presidente di Federvini, Antoni Rallo, presidente dell’Unione Italiana Vini, e Corrado Casoli presidente di Cantine Riunite & Civ ma anche del Gruppo Italiano Vini. Incalzati da Federico Quaranta di Radio Rai 2 e del programma quotidiano sul vino “Decanter” sono emerse importanti riflessioni sul futuro del nostro prodotto. La prima, di servizio, quella legata alla imminente approvazione definitiva del testo unico del vino voluta dalla reggiana Pignedoli, vice presidente della Commissione agricoltura al Senato, che dal palco della festa reggiana ha annunciato la conclusione dell’iter che porterà a semplificazioni e modernizzazioni importanti che peraltro incrementeranno l’efficienza del settore. «Si tratta di un salto di qualità importante, frutto di una proposta unitaria scaturita dal mondo del vino del nostro paese – sottolinea la senatrice – che porterà ad importanti benefici su tutti i fronti, basti per esempio pensare alla dematerializzazione dei registri e ai controlli telematici che saranno un importante motivo di adeguamento rispetto alla internazionalizzazione delle imprese».
Proprio a proposito dei mercati internazionali, sono state sollevate alcune criticità. Il problema della Russia, legato al valore del rublo, quello del Brasile, nel quale il nostro vino stava “galoppando” e ora è in stallo a causa della crisi e soprattutto il miraggio della Cina che resta tale e tutto da inventare, visto che in quel mercato portiamo solo un decimo di quanto riesce a esportare la Francia. L’esportazione resta però ancora oggi l’ancora di salvezza per il vino italiano, che è la bandiera del nostro paese nel mondo, visto che le vere problematiche oggi sono legate al crollo dei consumi interni. Il vino italiano oggi viene per il 50% esportato, nel caso specifico del Lambrusco all’estero viene indirizzato il 60%. Negli ultimi 15 anni sul fronte dei consumi interni è stato perso il 40% dei volumi e solo in questo ultimo anno sembra che questo decremento abbia iniziato ad arrestarsi anche se il Lambrusco, nello specifico, quest’anno ha perso il doppio rispetto a quanto hanno mediamente perso gli altri vini. I metodi di consumo di vino sono cambiati e dovranno ulteriormente cambiare stimolati da una formazione che deve iniziare nelle scuole, per insegnare cosa il vino rappresenta, fino ad arrivare a una educazione al consumo, consapevole ma legato al panorama gastronomico che il nostro paese vanta. Sarà necessario investire sui giovani. Il livello qualitativo delle nostre produzioni è straordinario, l’immagine dei nostri vini altrettanto, quello che serve è la capacità di mantenere nel tempo l’attuale grande successo del nostro vino nel mondo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
