«Sospeso nel vuoto, dimentico tutto»
Jacopo Pesce è uno dei funamboli dello slackline che nel weekend si sono esibiti camminando su una fettuccia
CASTELNOVO MONTI. «Quando rimango in equilibrio sulla fettuccia tesa da un punto all'altro della Pietra mi concentro così intensamente da dimenticare tutto il mondo intorno: è una sorta di meditazione». Jacopo Pesce è il presidente dell'associazione Slackline Bologna che lo scorso fine settimana si è trasformata nel teatro all'aperto della disciplina sportiva, a metà via tra spettacolo e azzardo, che consiste nel camminare su una fune tra due speroni sulla quale si passeggia nel vuoto.
«Ci sono anche associazioni reggiane che solitamente si allenano al parco delle caprette, in città, ma il nostro gruppo è composto da bolognesi e da ragazzi di Spilamberto, nel Modenese» prosegue Jacopo, 28 anni, una laurea in Giurisprudenza e un impiego a Bologna in una società di software che si occupa di documenti legali per siti web.
«Mi sono avvicinato al mondo dello slackline subito dopo la laurea – prosegue Pesce –. Ho conosciuto questa disciplina per caso: una volta ho visto un ragazzo che la praticava in un parco e siccome non ne sapevo nulla ho fondato l'associazione per imparare. In passato ho fatto parkour, snowboard, surf, ma non sapevo fare alcun tipo di arte circense o funambolismo. Quello che mi ha attratto da subito è stato il conseguire risultati nel breve periodo: anche se non sembra l'equilibrio si può allenare molto velocemente. Secondariamente, la sensazione che si prova quando sei lì, sospeso nel vuoto, è unica e impagabile: sei talmente concentrato che qualsiasi pensiero, brutto o bello, sparisce, è quasi meditativo. La sensazione che si prova è un continuo lavoro su se stessi, anche se le prime volte il cervello blocca il corpo, lo paralizza, come se fossi in pericolo di morte: ti verrebbe voglia di tornare indietro ma continui. Lo slackline e ufficialmente uno sport, in America e in altri stati ci sono competizioni da tanti anni. E le nostre condizioni, anche alla Pietra, sono sempre in sicurezza: ad esempio, la fettuccia è sotto una corda da arrampicata: entrambe sono legate a diversi punti d'ancoraggio. E nessuno di noi pratica la versione pericolosa, senza corda. Ed è vero che a volte pratichiamo fori per l'ancoraggio ma se possiamo utilizziamo gli alberi: per l'ultima linea che abbiamo montato ieri, in cui non c'erano piante, abbiamo dovuto praticare fori. Siamo tutti assicurati attraverso Aicf, un'associazione nazionale che copre danni a terzi e a cose fino a 2 milioni di euro. Alla Pietra ci siamo spinti ad un'altezza dagli 80 ai 110 e per ora abbiamo sperimentato più lunghezze: una da circa 20/22 metri di lunghezza, una seconda da 35, altre da 55 e da 105, una lunghezza infinita che sembra un chilometro – continua Jacopo. Quando monti questa lunghezza sopraggiunge una stanchezza soprattutto di tipo mentale. C'è chi canticchia, chi fissa un punto fermo, chi usa le scarpe, chi è scalzo come noi. C'è anche chi ascolta musica, io sono uno di quelli, infilo l'iPod, anche se una volta un iPhone mi è scivolato giù…».
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