«Anticipati 100mila euro ma abbiamo perso la casa»
I crac non travolgono solo le imprese ma anche famiglie coinvolte loro malgrado La testimonianza: «I nostri risparmi non ci sono più e la proprietà andrà all’asta»
REGGIO EMILIA. La crisi dell'edilizia non travolge soltanto le grandi cooperative e le piccole imprese costruttrici. Non sono poche le famiglie coinvolte loro malgrado nei fallimenti per avere anticipato una parte del denaro necessario all'acquisto della loro prima casa. Sono tragedie silenziose e incruente ma dolorose. È il caso delle tre famiglie che avevano prenotato più di quattro anni fa un appartamento in una palazzina da sette alloggi in costruzione a San Maurizio, in via Silone, in un'area retrostante il centro L'Affare, nella quale sarebbero dovute sorgere anche un'altra palazzina identica e quattro villette a schiera. Ora il disastro è visibile, attraverso la recinzione del cantiere sfondata, nello scheletro dell'edificio incompiuto, circondato da erbacce e rifiuti.
Davide Murolo è uno degli sfortunati acquirenti. Ha 46 anni. Vent'anni fa è venuto qui da Napoli, ma si considera reggiano, perché nella nostra città ha trovato il lavoro e la possibilità di assicurare un futuro ai figli, una femmina di 12 anni e un maschio di 9. La moglie Elisabetta Tropea, 44enne, esterna la loro disperazione: «Per la casa in costruzione - riferisce - abbiamo versato acconti per centomila euro, i risparmi di una vita, seguendo la legge. Ad oggi i lavori sono fermi e probabilmente tutta la proprietà andrà all'asta. E' giusto? Cosa dovevamo fare di più? Nella nostra situazione si trovano altre famiglie, come noi con bambini. È possibile che non ci sia nulla da fare per noi? Ci piacerebbe che la gente della nostra Reggio conoscesse la nostra storia».
La vicenda assomiglia a un'atroce beffa del destino. Murolo, infatti, era già riuscito a comperare una maisonette in via Lombroso. Aveva ormai finito di pagare il mutuo quando ha pensato di trovare una sistemazione meno impegnativa. Perciò ha venduto la maisonette e acquistato sulla carta un alloggio da una delle tante piccole imprese appartenenti a cutresi. «Dopo avere firmato il compromesso di vendita - racconta - ho rispettato la scadenza. Nel giro di un anno ho consegnato l'appartamento e sono andato ad abitare in affitto, pensando di avere presto a disposizione il nuovo alloggio. Invece quattro anni fa i lavori si sono fermati. Sospettando le difficoltà della ditta, ho ridimensionato la prenotazione, passando da un appartamento da 240 mila euro ad uno da 205 mila. Intanto avevo versato 70 mila euro nostri e 30 mila prestati da mia suocera».
I nodi sono venuti al pettine recentemente, con l'istanza fallimentare presentata da un creditore. Il debito dell'impresa ammonterebbe a più d'un milione di euro. In teoria è elevato anche il valore della proprietà, ma dalle vendite all'asta, in questo periodo di crisi, si ricava poco. «L'avvocato a cui ci siamo rivolti - confessa sconsolato Davide Murolo - ci ha lasciato poche speranze. Il ricavato andrà prima di tutto alla banca, che ha un'ipoteca di primo grado».
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