Fusione, un pasticcio Sulla procedura fischi e polemiche
Torri assicura che sarà rispettata la volontà dei cittadini ma viene contestato: «Ci mandate a votare per nulla»
GATTATICO. Fusione tra Sant’Ilario, Campegine e Gattatico: in caso vinca il «no» anche in uno solo dei tre Comuni, la palla tornerà ai consigli comunali di tutti e tre gli enti. Un parere che tuttavia diventerà vincolante nella legge regionale solo a partire dal 2017. Per le fusioni di quest’anno, in accoglimento a istanze espresse non solo dai sindaci della Val d’Enza, è stata inserita una modifica e un ordine del giorno da parte dei consiglieri regionali reggiani che impegna l’Assemblea legislativa regionale a non andare contro un eventuale parere negativo: una “parola d’onore” e una promessa di cui nessuno ha messo in dubbio buonafede e credibilità, lunedì sera a Gattatico, ma che tuttavia, dal punto di vista legale, non è sufficiente ad escludere un altro caso Valsamoggia: la prima fusione, nel Bolognese, dove la Regione decise di proseguire nonostante la contrarietà di una municipalità.
Quando Yuri Torri di Sel, relatore di maggioranza della legge regionale, nello spiegare l’iter della normativa è arrivato a questo punto nodale, si è sollevato un coro di “buuh”, e i cittadini sono sbottati: «Ci state prendendo per i fondelli», «Ci mandate a votare per nulla», «Ma non c’è nessuno in Regione in grado di fare una legge comprensibile, chiara e non discrezionale?». Questi alcuni dei commenti – quelli riferibili – arrivati della platea presente lunedì sera alla sala polivalente di Gattatico per l’assemblea straordinaria informativa organizzata dalla giunta in vista del referendum del 16 ottobre prossimo.
Erano presenti circa 80-90 cittadini – pochini, per un Comune di 3.500 abitanti, a dimostrazione che il tema non scalda il cuore delle folle – ed è stata data la parola a tutti i presenti (dalle minoranze in consiglio comunale a Paolo Frattini del Comitato per il no Tutelare Gattatico, fino ad Antonio Fontechiari del comitato per il sì) e la discussione-fiume, protratattasi oltre la mezzanotte, è stata talmente appassionata che i consiglieri regionali reggiani, presenti in numero record (sei su sette: Ottavia Soncini, Gabriele Delmonte, Yuri Torri, Silvia Prodi, Roberta Mori e Gianluca Sassi; mancava solo Andrea Rossi), hanno potuto parlare poco, e solo in chiusura.
Il sindaco Gianni Maiola ha assicurato per l’ennesima volta che «il consiglio comunale e la Regione non andranno mai contro la volontà della popolazione. E lancio un appello: andate a votare».
Ma sono state numerose le obiezioni espresse dai cittadini: dalle direttive regionali che paiono calate dal’alto («La legge è un vero rompicapo e promuovere contemporaneamente unioni e fusioni: è schizofrenico»), al metodo («Voto Pd, non è una questione ideologica, ma Gattatico esiste da 210 anni e non si può fare un’operazione del genere con questa disinvoltura») e alla scarsa partecipazione («Sono una dipendente pubblica e dovrei partecipare da mesi a riunioni sull’organizzazione post fusione, come se fosse cosa fatta: io mi rifiuto ed esco»).
Non sono mancate le voci a favore («Sono un neocittadino, abito qui da due anni, per me la fusione darà prospettiva e incisività») ma se il dibattito – il primo vero, pluralista e aperto visto finora: onore al sindaco Maiola – può essere preso come una cartina di tornasole sull’esito del referendum, tira un vento di fronda. Almeno a Gattatico.
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