Operazione Totem, un 44enne reggiano ricercato dalla Dda
L’uomo avrebbe fornito al clan mafioso pc e software per il gioco illegale, finora è sfumato il suo arresto e potrebbe essere già all’estero
REGGIO EMILIA. Sono trascorsi oltre due mesi dal blitz antimafia – battezzato operazione Totem – con al centro le attività illecite del clan messinese di Giostra.
La mattina del 29 giugno scorso erano scattate 24 ordinanze di custodia cautelare, mentre sono complessivamente 68 le persone indagate. Un’operazione congiunta di polizia e carabinieri che aveva attraversato – relativamente agli arresti – le province di Messina, Catania, Enna, Mantova, Cagliari ma anche Reggio Emilia. E quest’ultima è la novità che “filtra” dall’inchiesta: precisamente gli inquirenti hanno bussato a Novellara alla porta, non trovandolo, del 44enne Michele Lombardini.
Da allora non è cambiato nulla, il novellarese non è stato trovato – potrebbe non essere più in Italia – e la misura restrittiva nei suoi confronti non è quindi stata applicata. Secondo le indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Messina il 44enne ha a che fare con il settore del gioco illegale, dove il clan controllava ogni minimo dettaglio, attraverso l’installazione di varie apparecchiature nelle sale di Messina. E per gli investigatori Lombardini – con altri complici finiti nella maxi inchiesta – avrebbe fornito alla “famiglia” pc, software e assistenza tecnica relativamente al gioco d’azzardo.
A dirigere tutto sarebbe stato il messinese 42enne Luigi Tibia, considerato dalla Dda l’uomo-chiave del clan che, grazie alle sue doti imprenditoriali, era riuscito a raccogliere i proventi dei vari affari illeciti per poi indirizzarli nella gestione di diverse attività commerciali (lidi, rosticcerie, campi di calcetto, corse clandestine di cavalli, videopoker e slot machine dislocate in diversi bar di Messina). Quindi per gli inquirenti era Tibia, in qualità di leader, a dirigere tutto anche nel gioco illegale: dall’acquisto di pc alla predisposizione di server e software, fino alla raccolta dei soldi. Relativamente agli accertamenti fatti al nord Italia, risulta indagato (era stato arrestato, per poi essere liberato dal Riesame) anche il 43enne Francesco Gigliarano, originario di Isola Capo Rizzuto (Crotone), ma da tempo domiciliato a Viadana (Mantova) dove vive con la convivente e dove aveva gestito un bar con sala giochi-scommesse e una tabaccheria. Gagliarano rimane indagato e l'accusa – pure per lui – è di aver fornito software illegali con successiva assistenza tecnica su alcuni totem presenti all'interno di sale giochi, tutte riconducibili alla cosca mafiosa dei Giostra.
Gigliarano si fece conoscere quattro anni fa anche nel Reggiano. Nel 2012 era rimasto infatti coinvolto in una maxi rissa con accoltellamento in un night di Poviglio. Nella violenta lite al "Lolita", tra napoletani e calabresi, era rimasto gravemente ferito un 24enne originario di Potenza. E alcuni anni fa – a Viadana, in via Cattaneo – la sua auto andò a fuoco. Gli indagati di questa maxi inchiesta sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, detenzione illegale di armi, esercizio abusivo di attività di gioco o di scommessa, corse clandestine di cavalli e maltrattamento di animali, aggravati dalle modalità mafiose.
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