Dopo Aemilia la mafia si ricicla nelle slot machine
Per la Dda la pista delle piattaforme vietate porta a Novellara. Ecco tutti i particolari dell’operazione Totem
REGGIO EMILIA. Esercizio abusivo di attività di gioco o di scommessa, il tutto in un contesto mafioso: è l’accusa che per la Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Messina lega – nell’operazione Totem – il novellarese 44enne Michele Lombardini (ancora ricercato) e il 43enne Francesco Gigliarano (indagato ora a piede libero) che è originario di Isola Capo Rizzuto (Crotone) ma da tempo domiciliato a Viadana (Mantova).
IL LEADER. Due quarantenni che gravitano nella Bassa reggiano-mantovana, con contatti però ben consolidati con la Sicilia e specificatamente con il messinese 42enne Luigi Tibia, considerato dalla Dda l'uomo-chiave del clan che, grazie alle sue doti imprenditoriali, era riuscito a raccogliere i proventi dei vari affari illeciti per poi indirizzarli nella gestione di diverse attività commerciali (lidi, rosticcerie, campi di calcetto, corse clandestine di cavalli, videopoker e slot-machine dislocate in diversi bar di Messina). Quindi per gli inquirenti era Tibia, in qualità di leader, a dirigere tutto anche nel gioco illegale: dall'acquisto di pc alla predisposizione di server e software, fino alla raccolta dei soldi.
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IL DUO PROFESSIONALE. Mentre Lombardini e Gigliarano fra il 2012 e il 2014 “hanno in via continuativa offerto al gruppo Tibia – si legge nell’ordinanza emessa dal gip Monica Marino di Messina – un apporto professionale che ha coperto le fasi iniziali dell’installazione delle piattaforme vietate (perché installate su totem, fuori da controllo alcuno da parte dell’Agenzia dogane e monopoli Aams presso esercizi privi di concessione, ove si assicurava ai clienti di giocare online e di vincere denaro) e la corretta funzionalità del sistema con un servizio di assistenza da remoto sempre disponibile che ha consentito al Tibia ed ai suoi fedeli collaboratori di operare illecitamente nel campo delle scommesse e dei giochi”.
I SERVIZI ILLECITI. Poi arriva dal gip una specificazione sul duo Lombardini-Gigliarano: “Hanno fornito plurimi servizi, ben consapevoli che fossero molteplici i destinatari degli stessi, rispetto ai quali, il Tibia fungeva da intermediario. Si consideri che in alcune circostanze – rimarca il magistrato – è stato riferito al Lombardini che erano varie le segnalazioni in ordine al malfunzionamento dei dispositivi (presso quindi i diversi esercizi in cui erano allocati da Tibia e i suoi)”. Con anche uno “sguardo” investigativo più ampio: «Emerge l’esistenza di un gruppo ben organizzato alle spalle del Gigliarano e del Lombardini, fornitore dei servizi illeciti in più regioni d’Italia”.
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