Scommesse e “appetiti” a Reggio
Nuovi scenari criminali dopo il crollo dell’edilizia e i colpi inferti da Aemilia
REGGIO EMILIA. L’operazione Totem ha acceso i fari investigativi su un clan siculo che lucrava parecchio sul gioco illegale, da qui il sequestro di non poche slot-machine, totem e videopoker (dislocati in 22 esercizi commerciali di Messina) rivelatisi modificati mediante l’installazione di software illegali. Inoltre le indagini parlano di appartenenti alla “famiglia” che servendosi di un network di imprese apparentemente legali ma sprovviste dei requisiti prescritti per operare nel mercato dei giochi online, procedevano alla raccolta delle puntate e al pagamento in contanti delle vincite ai clienti, utilizando server dislocati al di fuori dei confini nazionali. Ma l’interesse della criminalità organizzata sul gioco d’azzardo è forte anche al Nord della penisola e secondo quanto s’ipotizza in ambienti investigativi qualificati a Reggio – dopo il crollo dell’edilizia e i colpi inferti dalla maxi operazione Aemilia – gli interessi mafiuosi si sarebbero decisamente spostati su questo versante illegale, con camorra e ’ndrangheta piuttosto attive.
Più in generale, lo scenario del gioco d’azzardo illegale al Nord è caratterizzato – si desume da un recente studio dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università degli studi di MIlano – da “un’apprezzabile continuità rispetto al passato” (e qui emerge il particolare riferimento alla presenza criminale in Emilia Romagna) e da “un modello di gestione che si può definire congiunturale” (in questo contesto si annotano sia dissidi interni alla ’ndrangheta, ma anche collaborazioni con altri gruppi mafiosi).
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