Gazzetta di Reggio

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Barista condannato a 5 anni e 6 mesi

di Elisa Pederzoli
Barista condannato a 5 anni e 6 mesi

Per il giudice l’aggressione con la baionetta davanti al locale dopo un diverbio con un cliente fu un tentato omicidio

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BAISO. Condannato a cinque anni e sei mesi per tentato omicidio e porto e detenzione abusiva di un’arma. È la sentenza pronunciata ieri pomeriggio dal giudice per l’udienza preliminare Antonella Pini Bentivoglio a carico di Andrea Tamagnini, il barista di Baiso che a inizio anno colpì un cliente del suo locale, Tiziano Gatti di Carpineti. Il pm Maria Rita Pantani aveva chiesto 8 anni. Ma il verdetto è comunque pesante: conferma il reato più grave, il tentato omicidio, che invece due giudizi precedenti avevano derubricato in lesioni aggravate.

Era la sera del 12 gennaio scorso quando tutto avvenne. Uno scontro verbale, inizialmente, all’interno del locale, per futili motivi. Nel capo di imputazione si legge che al culmine di quel diverbio nel bar di Cà Bartuchin, Tamagnini avrebbe detto a Gatti: «Vai fuori se no ti metto le mani addosso». Ed è fuori che l’aggressione si consumò. Tamagnini uscì impugnando una baionetta che custodiva nel suo locale e con questa colpì il cliente all’altezza del petto, ferendolo e mandandolo in ospedale. Il tutto davanti ad alcuni testimoni.

Ma sul perchè di quell’aggressione i punti di vista sono sempre stati divergenti.

Per il barista 51enne del bar “Da Andrea” si trattò nient’altro che di legittima difesa. Un punto sul quale ieri in aula si è lungamente soffermato il difensore, l’avvocato Paolo Bertozzi, che aveva infatti sostenuto la derubricazione in eccesso colposo in legittima difesa. O almeno, in lesioni aggravate.

Una tesi che aveva trovato il conforto di due precedenti pronunciamenti. Quello del gip Giovanni Ghini che dopo l’arresto di Tamagnini, aveva derubricato il fatto sostenendo che non c’era la volontà di uccidere da parte del barista. E prova ne era il fatto che la ferita, sebbene nei pressi del cuore, era stata minima. Il gip sosteneva che se Tamagnini avesse voluto uccidere avrebbe colpito con più forza.

Il pubblico ministero Pantani aveva ovviamente fatto ricorso in sede di Riesame, anche contro la decisione del gip che aveva deciso per la scarcerazione con il solo obbligo di firma per il barista. Ma il Riesame, pur convertendo la misura negli arresti domiciliari, aveva comunque confermato la tesi del gip derubricando a sua volta il reato in lesioni aggravate. Ora, la svolta che segna la conferma invece delle tesi esposte dal pm Maria Rita Pantani e dalla difesa, convinti che si dovesse procedere per il reato di tentato omicidio. Perché è vero che il colpo provocò una ferita solo superficiale, ma perché Gatti si difese tanto da rimanere ferito, e profondamente, a una mano per evitare quel colpo al petto. «Ho sostenuto come quella ferita fosse da perforazione, con volontà omicida. Inferta da un colpo dall’alto verso il basso, al cuore, come hanno confermato anche i testimoni» sottolinea il legale di parte civile, Domenico Noris Bucchi.

Alle 14 di ieri, alla presenza sia dell’imputato - che attualmente si trova ancora agli arresti domiciliari - che della vittima - il pronunciamento del gip. Che condanna a 4 anni e 8 mesi per tentato omicidio il 51enne barista di Baiso a cui bisogna sommare otto mesi di arresto per gli altri reati legati al porto d’arma.

Il gup ha disposto anche una provvisionale di 5mila euro per Gatti.

«Aspettiamo le motivazioni del giudice - il commento dell’avvocato Bertozzi, che difende Tamagnini - Sicuramente ci sarà da fare appello tenuto conto dei due giudizi precedenti che hanno derubricato il reato, sia in sede di convalida dell’arresto che al Riesame. Secondo noi, non si è trattato di tentato omicidio, ma di eccesso colposo di legittima difesa e speriamo di poterlo provare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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