Bilancio Cia, un’annata trainata da vini e formaggi
Nel 2015 bene l’export. Su le quotazione del Parmigiano e boom del grattugiato (+11%). Crolla l’appeal della barbabieto
REGGIO EMILIA. L’assemblea provinciale della Confederazione Italiana Agricoltori che si è svolta mercoledì 31 agosto scorso alla cantina di Albinea Canali è stata l’occasione per fotografare il panorama agricolo del territorio reggiano ed analizzarne le prospettive di un mercato che oggi richiede approcci molto differenti rispetto al passato. Sono 6.283 le imprese agricole registrate alla Camera di commercio nel 2015, l’11,23% rispetto a quelle totali di tutti i settori presenti in terra reggiana, in calo del 15,4 % rispetto a quelle che si registravano nel 2010.
PIÙ RICAVI ALL’ESTERO. Dal punto di vista dell’export il comparto alimentare non presenta variazioni e conferma un fatturato di circa 500 milioni di euro. Le produzioni zootecniche del 2015 hanno fatto segnare una crescita del 3,2 % rispetto a quelle dell’anno precedente e si spera possano ulteriormente migliorare quest’anno grazie ad una certa rinormalizzazione del prezzo dei suini.
IL GRATTUGIATO VOLA. Le 3.302.653 forme di parmigiano reggiano del 2015 ricalcano specularmente quelle dell’annata precedente mentre i prezzi per fortuna sono passati dai 7,5 euro al chilo del gennaio 2015 agli attuali 8,5. In un anno l’export del nostro formaggio ha conosciuto un incremento del 6,2 % con punte del 27,7% negli Stati Uniti e del 16,1% in alcuni paesi asiatici. Sempre in relazione al Parmigiano Reggiano è interessante osservare l’incremento dei consumi domestici del 9% rispetto ad un calo dello 0,7% del consumo di altri formaggi duri. Continua ad aumentare dell’11,3% l’acquisto di formaggio grattugiato la cui fetta di mercato nel 2015 rappresenta ormai il 16% del totale.
ADDIO BARBABIETOLA. Le produzioni vegetali reggiane fanno invece registrare un calo del 5% del fatturato dovuto sostanzialmente alla perdita della coltura della barbabietola nonostante la crescita del 17,7% del fatturato degli ortaggi che però rappresentano solo il 4,15% di questo filone di produzione nel quale la parte del leone continua ad appartenere ai foraggi. Questi da soli generano il 44% dei 186 milioni di euro complessivi delle produzioni vegetali e che nel 2015 sono arretrate dell’8,6% rispetto al 2014.
LA SPINTA DEI NUOVI VITIGNI. In viticoltura sono impegnate 3.276 imprese viticole che oggi coltivano una superficie di 8.243 ettari destinati però ad incrementare nel 2016 alla luce dei nuovi impianti di recente realizzazione. Ad oggi circa il 10% di questi non sono ancora in produzione ed il 15% ha un’età superiore ai 29 anni e per questo destinati ad essere rinnovati in tempi brevi. I 289 milioni di euro di valore aggiunto che l’agricoltura reggiana ha generato nel 2015 è superiore del 3,7% di quello registrato nel 2014 anche se le proiezioni della Camera di commercio della nostra provincia vedono per il 2016 un calo dello stesso pari all’1,5% rispetto ad una crescita, pur se modesta, di tutti gli altri comparti.
REDDITO IN CRISI. Questi in sostanza i dati fondamentali presentati dal presidente Antenore Cervi in occasione dell’incontro con gli associati della Cia ai quali non ha voluto nascondere la profonda soddisfazione che ha provato nel lavorare con il gruppo Agrinsieme, il coordinamento del quale fanno parte Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, e le grandi difficoltà che permangono nell’instaurare un dialogo costruttivo con Coldiretti. Presente all’incontro anche l’assessore regionale all’agricoltura Simona Caselli che ha voluto sottolineare come parlare di crisi nel comparto agricolo sia fuori luogo rispetto alla crisi che oggi stanno vivendo altri settori. «Quello che è in crisi – puntualizza la Caselli – è il reddito, la distribuzione del valore». E’ su questo che occorre lavorare assieme ad una politica attenta ed impegnata, nonostante quello che la Caselli ha definito l’incubo della scomparsa delle provincie, a favore dei produttori che dal canto loro devono essere meno individualisti e comprendere che siamo di fronte ad un cambiamento epocale del consumatore e per questo del mercato.
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