Reggio Emilia, il racconto di un cacciatore: “Dove si spende di più? Le tasse sui fucili”
Fra permessi, iscrizioni, cartucce e assicurazioni un appassionato di caccia spende ogni anno circa 900 euro per partecipare a una stagione venatoria
REGGIO EMILIA. La caccia non è un’attività che si può praticare con leggerezza. Occorrono un porto d’armi, licenze, permessi, il pagamento di tasse specifiche e spesso, soprattutto per il cinghiale, la frequentazione di corsi appositi.
Così per una singola stagione un cacciatore arriva a spendere più o meno 500 euro, che salgono a circa 900 se si punta agli ungulati, animali che richiedono un’attrezzatura e una preparazione particolari.
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A raccontarlo è Luciano Ponticelli, cacciatore da una vita che ben conosce le dinamiche di questa pratica. «Io possiedo dei cani e tre carabine, che ho comprato diversi anni fa. Il costo medio di un fucile si aggira attorno ai 2.000 euro ma usati si trovano anche a 500/600.
La spesa maggiore però si ha nel pagamento delle tasse, tre in totale più l’assicurazione, che portano via più o meno 370 euro all’anno. Ma occorre anche il permesso per entrare nell’Atc».
Ovvero gli “Ambiti territoriali di caccia”, strutture associative a cui è affidato lo svolgimento delle attività di gestione faunistica e di organizzazione dell'esercizio venatorio. E a cui si deve pagare una quota annua.
«Nella provincia reggiana ce ne sono quattro – prosegue Ponticelli – (pianura est, pianura ovest, collina e montagna) e ognuno richiede il pagamento di 180 euro. Poi chi come me caccia anche il cinghiale deve frequentare un corso e unirsi a una squadra pagando una quota variabile necessaria per tutelarsi in caso di danni ad esempio ai cani, nel mio caso 150 euro a stagione».
Alla fine il costo più basso è per le munizioni: «Un pacco di cartucce da 12, fra le più usate, costa in media dai 10 ai 20 euro. E un cacciatore non le spara tutte in un giorno solo in genere. Certo dipende dall’animale ma si fa fuoco a colpo sicuro e quando c’è visibilità».
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