Scappa in strada sanguinante e seminudo
Giovane egiziano gravemente ferito al braccio dopo una lite in casa si getta in mutande tra la gente per chiedere aiuto
REGGIO EMILIA. È scappato in strada, a corpo nudo, coperto solamente da un paio di mutande e chiedendo disperatamente aiuto mentre tentava di tamponare con la mano una profonda ferita al braccio dalla quale perdeva molto sangue. Una scena improvvisa e agghiacciante per decine di pedoni che in quel momento passeggiavano tranquilli in Corso Garibaldi, in pieno centro storico, dove il giovane ragazzo egiziano camminava seminudo in stato confusionale, facendo vedere l’incredibile squarcio che aveva sul braccio destro: un taglio molto profondo e verticale a metà dell’arto, dal quale zampillava il sangue che ha segnato una lunga scia a terra, grazie alla quale è stato poi possibile ricostruire in parte gli eventi, scatenati da una probabile e violenta lite.
Sono le 19 di ieri sera quando il ragazzo egiziano si palesa in strada, davanti a quanti stavano camminando in Corso Garibaldi, strada chiusa in attesa dell’allestimento della Giareda, la storica festa del centro città.
Il ragazzo sembra in cerca di qualcuno che lenisca il suo dolore: ma non parla bene l’italiano. Arriva nel grande viale alberato, urla frasi incomprensibili, corre poi cammina, entra nel ristorante Il Tagliere: «Ci ha chiesto delle salviette, era in mutande, gli abbiamo chiesto di uscire» raccontano i presenti. Il ragazzo esausto dal troppo dolore e dall’ingente perdita di sangue, si lascia cadere su una panchina, mentre sono già in arrivo i soccorsi allertati dai passanti inorriditi per la scena che fa intendere a tutti l’avvenuta violenza.
Sul posto giunge un’ambulanza della Croce Verde: vista la situazione fa intervenire anche l’automedica. I dottori prestano subito soccorso al ragazzo sanguinante e in preda al panico: viene trasportato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria Nuova. Subito dopo giungono sul posto gli agenti della polizia municipale e una gazzella dei carabinieri, ai quali vengono affidati i primi accertamenti. Seguendo le tracce di sangue, gli agenti risalgono all’abitazione, al civico 2 di via del Portone, dalla quale il giovane era scappato per sfuggire al coinquilino, un altro ragazzo di origine egiziana, rimasto in casa mentre l’amico usciva. Ma la dinamica non è del tutto chiara. I due militari salgono nel palazzo dopo aver ascoltato una residente, che indica l’appartamento: «Ci diceva “signora aiuto”» racconta la ragazza. Lì trovano il coinquilino, che viene sentito sul posto e poi accompagnato in caserma per ulteriori accertamenti. Oltre a lui i carabinieri hanno un sacchetto con alcuni effetti ma non si trova ancora la lama. Ai negozianti di Corso Garibaldi non resta che lavare le macchie di sangue dal marciapiede.
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