A Casina un ritrovo fra gli ex brigatisti
L’incontro al ristorante “Da Gianni, nelle stesse sale dove 45 anni fa vennero poste le basi per la nascita delle Br
REGGIO EMILIA. Una reunion degli anni di piombo, tra ricordi e Lambrusco. Una cinquantina di persone che hanno vissuto sulla loro pelle quel periodo storico e le sue conseguenze – ex brigatisti, ma anche famigliari, compagni di cella, giovani anarchici, registi di documentari, persone che lavoravano in cooperative e riviste carcerarie, perfino il cappellano di un importante istituto penitenziario – si sono ritrovati sabato sera nel ristorante “Da Gianni” a Costaferrata di Casina, lo stesso locale nel quale nel 1971 nacquero le Brigate Rosse.
Un ritrovo “goliardico” – almeno dalle parole dei partecipanti – che poteva avvenire solo a Reggio Emilia e che si ripete, nel silenzio, da alcuni anni. Organizzato tramite il passaparola, alle tavole del ristorante c’erano nomi che hanno fatto parlare la cronaca italiana degli anni ’70, sebbene ingrigiti e con scelte di vita diversissime tra di loro. Tra i reggiani, erano presenti Tonino Loris Paroli, Lauro Azzolini con sua moglie, Roberto Ognibene e la consorte Nadia Mantovani, la sorella di Ognibene, Marina, e l’avvocato Vainer Burani, amico di brigatisti che ha difeso come legale.
Tra i brigatisti venuti da fuori provincia, ma legati a doppio filo alla nostra città, erano presenti Antonio Savino, Raffaele Fiore e Piero Bertolazzi. Il primo e il terzo si erano già visti, a Reggio, anche in occasione delle esequie di Prospero Gallinari, nel gennaio 2013.
I partecipanti alla cena “goliardica” si affrettano a precisare che l’incontro non ha avuto alcuno scopo politico. «Ho portato il mio libro e alcuni miei quadri – spiega Tonino Paroli –. E’ solo un’occasione per rivedere alcuni amici».
«Nessuna nostalgia, ma solo un ritrovo tra persone che, per vari motivi, per alcuni in modo del tutto esterno, hanno avuto a che fare con gli anni di piombo», afferma l’avvocato Burani, che sottolinea il fatto di essere stato in nutrita compagnia: «A quell'epoca i detenuti politici di sinistra erano cinquemila, fu pubblicato l’elenco da Frigidaire. Per questo tipo di reati finirono sotto processo ben ventimila persone. Erano gli anni, a Reggio, di Radio Tupac. Ho rivisto persone con le quali avevo perso i contatti da vent’anni, ho saputo che un conoscente è morto in un incidente stradale, ho parlato con una regista che lavora in Francia, autrice di un documentario sulle donne Br».
Insomma secondo i partecipanti, si è discusso del più e del meno, come si fa tra amici.
«Dell’attuale governo no, la decisione di non parlarne è stata unanime», ironizza Burani.
Certo che questa rimpatriata, a 45 anni di distanza, non può non rievocare le ombre lunghe della genesi delle Br. In quel locale, secondo una cronaca diventata mitologica, dopo infiniti dibattiti politici usuali all’epoca («un vero congresso, durò dal lunedì al sabato», aveva dichiarato Paroli). Da quel gruppo di giovani “duri e puri” della soffitta di via Emilia San Pietro 25 (fra gli altri, Franceschini, Paroli, Gallinari, Azzolini, Bonisoli, Ognibene), più la Sinistra Proletaria quasi al completo, si formò il nucleo delle Br. I dibattiti avvenivano nei boschi e proseguivano sui tavoli “Da Gianni”. Vulgata vuole che il simbolo della stella a cinque punte, da lì a poco tristemente famoso, sia stato coniato proprio lì.
In quei giorni si scelse Casina perché il luogo era lontano dalle metropoli e da occhi indiscreti: arrivarono giovani da mezza Italia per quello che sembrava un normale confronto politico. Non c’erano sospetti, al punto che alcuni fra i partecipanti, non trovando un alloggio, vennero ospitati in parrocchia.
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