Fertility day, anche il primario unico reggiano sconfessa il ministro Lorenzin
Il professor Giovanni Battista La Sala designato nel Comitato ministeriale: «Campagna errata, diventare genitori è una scelta privata»
REGGIO EMILIA. «La campagna Fertility Day? Non è corretta». Anche il professor Giovanni Battista La Sala, direttore del Centro per la Diagnosi e la Terapia della Sterilità involontaria di Coppia “P. Bertocchi” dell'Arcispedale di Reggio Emilia (e mai la precisazione “involontaria” può essere tanto d’attualità), unico reggiano designato come componente del Comitato tecnico scientifico nazionale del Fertility Day che si riunirà domani a Roma, boccia la comunicazione istituzionale.
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin è da giorni al centro della bufera mediatica per la serie di spot televisivi, ritenuti da più parti offensivi, che sono rimbalzati su Facebook e sono stati irrisi (dalla gente comune ma anche dagli amministratori locali) nelle modalità più creative, con clessidre e sbeffeggiamenti diventati viralissimi sui social network. Tanto che il ministro, sconfessato dal premier Matteo Renzi, ha dovuto fare marcia indietro.
Professor La Sala, cosa ne pensa della pubblicità sul Fertility Day? Distinguendo tra l’intenzionalità del messaggio che si voleva dare e la modalità...
«Faccio una premessa: il Comitato in cui sono stato nominato non c’entra nulla con la campagna, che immagino sia stata delegata a un’agenzia pubblicitaria. Non voglio entrare nel merito della polemica. Come medico, ritengo che la sanità, la società civile e la politica debbano occuparsi di due aspetti fondamentali: il primo è la preservazione della fertilità nei giovani che, per tumori o altre malattie, hanno bisogno di interventi tempestivi prima di fare le cure oncologiche (e oggi noi abbiamo la tecnica ormai stracollaudata del congelamento degli ovociti per le donne e degli spermatozoi per gli uomini); questa è una necessità ineludibile, tant’è che viene considerata come prova di buona pratica in tutte le comunità scientifiche. Il secondo dovere è quello di dare il massimo aiuto possibile, al fine di poter avere figli, alle coppie in età fertile che vorrebbero diventare genitori e che naturalmente non riescono, le cosiddette coppie sterili. Ribadire. in riferimento all’età della donna, che più si aspetta e più diventa difficile diventare madre, è la scoperta dell’acqua calda: è scritto in tutte le riviste e in tutti i depliant».
Ma a livello personale, al di là del camice bianco, la campagna è stata di suo gradimento?
«Come si fa ad esortare “fai dei figli”? Diventare genitori oppure no è un diritto inalienabile e appartiene al privato. Ripeto, non sono deputato ad entrare nel merito della polemica, in questa vicenda tutti hanno ragione e tutti hanno torto. Di certo il delicato tema della natalità e della genitorialità va affrontato nel suo complesso».
Forse bisognerebbe informare in altro modo, ad esempio con l'educazione sessuale delle scuole?
«Certo. Il punto è che la sanità ha il compito di informare sui rischi e di mettere in atto i servizi. Un aspetto importante, sul quale siamo molto indietro, è la prevenzione dell’infertilità: ad esempio le malattie sessualmente trasmissibili, che tra i giovani sono molto più frequenti di quanto si possa pensare e che possono comportare come conseguenza la sterilità. Un’opera di informazione corretta e capillare su questo sarebbe necessaria: in Italia non si è mai fatto».
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