Gazzetta di Reggio

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Oltre cento tipi di bonsai in mostra

di Serena Arbizzi
Oltre cento tipi di bonsai in mostra

Nei chiostri della Ghiara è stata ospitata la 25esima esposizione nazionale

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REGGIO EMILIA. Un albero coltivato in un vaso, con arte. Questa frase racchiude l’essenza del bonsai, più che una semplice pianta, una filosofia di vita legata al sapere attendere il trascorrere del tempo con pazienza e… fantasia. È stato possibile ammirare oltre cento tipi di bonsai nel corso della venticinquesima esposizione internazionale culminata ieri pomeriggio con la premiazione del bonsai più bello. L’esposizione è stata una delle più belle sorprese regalate alla città dalla Giareda che si è inaugurata sabato.

«Abbiamo riempito i chiostri, compreso quello piccolo della fabbriceria, con ingresso in corso Garibaldi - racconta entusiasta Vanni Bardelli, presidente di Helen Club Bonsai -. Mi sono appassionato al bonsai una trentina d’anni fa, attraverso immagini trovate sui libri, poi, ho saputo che a Casalgrande si svolgeva un corso base di coltivazione del bonsai. Anche se è più corretto parlare di arte vera e propria quando si parla di questo tipo di pianta. Quello che mi appassiona è l’avere tra le mani una pianta piccola che, però, vista in prospettiva sembra enorme. Ed è proprio questo lo scopo del bonsai. È una pianta che va “educata”, disegnata, amata».

E quando viene posizionata sopra i tavoli l’esposizione deve avvenire in modo tale che l’interlocutore immagini una vegetazione che si estende a perdita d’occhio, immersa in un piacevole giardino. «Si deve stuzzicare l’immaginazione tramite il bonsai – prosegue Bardelli -. Esistono alcuni fondamentali che vanno rispettati. Innanzitutto, il soggetto principale, che è la pianta, successivamente, bisogna abbinarlo con una pianta di compagnia e un disegno dietro. Questi tre elementi fanno immaginare di avere il giardino, rievoca quest’ambientazione». Il mondo del bonsai è legato, alle discipline orientali, un settore che sta registrando un interesse crescente. «Il bonsai è arte, filosofia legata alla fantasia, la si deve avere dentro. Non è un oggetto materiale, è come un quadro che si deve capire e interpretare. La cultura necessaria per approcciarsi al bonsai è quella zen, che educa alla pace interiore, ai tempi molto lunghi - conclude il presidente Bardelli-. Ci sono infatti bonsai che diventano pronti anche dopo trent’anni, non c’è un tempo definitivo preciso. La pianta è sempre in evoluzione, e si modifica. Ovviamente, si può rimanere laici anche apprezzando il bonsai dal punto di vista estetico, questa passione non è legata a un tipo di religione. L’avere un bonsai incentiva la ricerca del valore della pace interiore nell’estetica: una pianta quando viene disegnata deve avere spazi vuoti, dev’esserci distanza fra un ramo e l’altro, il vuoto deve sembrare pieno e il pieno vuoto in un alternarsi di forme che si imparano nel tempo. Apprezzare e vedere quanto può evocare questo tipo di pianta: devo capire la sensazione che mi dà, tristezza o euforia».

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